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Questo articolo è stato pubblicato il 18 febbraio 2011 alle ore 06:36.
Fare impresa in tempi di crisi. Nonostante tutto e con un capitale iniziale inferiore ai 10mila euro. La scommessa di Simone Luciani e Sandro Diazzi, marchigiano il primo e di Mantova il secondo, si chiama Cinkue ed è una piattaforma online per la vendita e l'acquisto di prodotti e servizi professionali low cost: «Sia io sia Diazzi lavoriamo come dipendenti in due società che si occupano di marketing e investimenti - racconta Luciani, che ha 27 anni e fa la spola tra l'Italia e l'Inghilterra - ma abbiamo un obiettivo: quello di diventare imprenditori. La scorsa primavera, dopo aver analizzato delle realtà analoghe presenti negli Stati Uniti, ci siamo seduti a un tavolo e abbiamo deciso di creare Cinkue.
Quindi abbiamo raccolto tutti i nostri risparmi, che erano poco meno di diecimila euro e, senza aver ottenuto alcun finanziamento, nel luglio del 2010 ci siamo buttati in questa avventura». Non priva di difficoltà: «Grazie al nostro investimento abbiamo potuto creare le basi dell'impresa, commissionare la realizzazione di un software e mettere online il sito - prosegue il giovane imprenditore -. Azioni che ci hanno dato molta visibilità, ci hanno fatto vincere il premio come migliore start-up dell'anno al concorso "IdeasON Awards!" e che ci hanno permesso di avere contatti con numerosi potenziali investitori». Che dopo un iniziale interessamento non hanno però dato seguito alle promesse: «Per fare il grande salto e consentire alla piattaforma di vivere in maniera autonoma - dice ancora Luciani - abbiamo bisogno di qualcuno che ci sostenga finanziariamente e che creda nello sviluppo futuro della società. Purtroppo però in Italia, per due giovani under 30, è impossibile oggi ottenere un credito solo sulla base di una buona idea e di un buon progetto: per questo stiamo cercando, e in parte abbiamo già trovato, dei partner all'estero, soprattutto nel mondo anglosassone, interessati a darci una mano». E a portare avanti la società: «Il nostro traguardo è quello di poter lavorare a tempo pieno nella nostra azienda - conclude Luciani -. Oggi questo non è ancora possibile, ma guardiamo al futuro con ottimismo. Nonostante la strada sia ancora in salita». (G.B.)
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