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Questo articolo è stato pubblicato il 18 febbraio 2011 alle ore 06:36.
ROMA - La voglia di fare impresa è tornata ai livelli pre-crisi. E a dimostrarlo non sono solo i dati amministrativi diffusi ieri da Unioncamere, con il consueto bilancio delle imprese nate e quelle che hanno cessato le attività nell'anno che s'è appena concluso. Più della metà dei nuovi imprenditori del 2010 (52%), ha infatti deciso di avviare un'attività autonoma per cogliere le nuove opportunità offerte dal mercato e, soprattutto, perché ha fiducia nelle proprie competenze e capacità. Mentre solo il 34% s'è messo in proprio dopo aver cercato invano un'assunzione.
Il saldo è positivo
Nel 2010 il saldo delle società iscritte al registro delle imprese ha fatto registrate un aumento di 72.530 unità (+1,19% rispetto al 2009), il dato più alto dal 2006, quando il saldo fu di 73.333. Negli ultimi dodici mesi, in particolare, le rilevazioni effettuate da InfoCamere, hanno fotografato 410.736 nuove iscrizioni (è il risultato migliore degli ultimi tre anni) a fronte di 338.206 cancellazioni. A fine dicembre le società iscritte erano 6.109.217, circa 15-16mila in meno rispetto al 2006-2007, un dato di stock inferiore a quello che sarebbe dovuto dal saldo annuale a causa delle cancellazioni d'ufficio dal registro delle imprese che sono risultate inattive negli ultimi tre anni. A questo «ritorno alla normalità», come lo definiscono gli analisti dell'ufficio studi di Unioncamere, non hanno partecipato le imprese artigiane, che ancora nel 2010 si sono ridotte di 5mila unità (dopo il picco negativo di -15.914 del 2009): a fine anno risultavano iscritte 1.470.942 società di questo comparto (pari al 24,1% del totale), circa 26mila in meno rispetto al 2008.
Il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha presentato il nuovo saldo su natalità e mortalità delle imprese come un «segnale di ripartenza, che dimostra come tra tanti italiani sia tornata la voglia di scommettere su se stessi per realizzare quel benessere che è stato così duramente minacciato dalla crisi economica».
Più società di capitali
In questo ritorno a «fare impresa» c'è anche una dimensione qualitativa che i tecnici non hanno sottovalutato: circa tre quarti (il 76,4%) delle nuove imprese che hanno inciso sul saldo complessivo è rappresentato da società di capitali, società cooperative, consorzi o società di persone, mentre le ditte individuali, dopo tre anni di progressiva riduzione, sono tornate su un saldo positivo (+13mila; pari al 18,4% dell'intero saldo annuale). «Queste ultime società – ha spiegato il direttore dell'ufficio studi di Unioncamere, Claudio Gagliardi – sono perlopiù costituite da immigrati che ricorrono a forme di autoimpiego, per esempio per attività di servizio, per inserirsi più rapidamente nel nostro mercato del lavoro». Ma il contributo degli immigrati va ben oltre le ditte individuali e, con oltre 15mila nuove imprese registrate nelle diverse forme giuridiche, è arrivato a rappresentare il 21,3% dell'ultimo saldo annuale.







