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Questo articolo è stato pubblicato il 21 febbraio 2011 alle ore 18:02.

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re Abdallahre Abdallah

Il Regno di Giordania, a partire da gennaio, è stato attraversato dalle proteste di piazza, particolarmente accese ogni venerdì, giorno della preghiera. Il 18 febbraio gli scontri tra manifestanti antigovernativi e supporter lealisti sono particolarmente violenti e causano una decina di feriti. Gli oppositori, fra cui è particolarmente attiva la Fratellanza Musulmana, di norma non attaccano direttamente la figura del re Abdallah II, discendente diretto del Profeta.

Sull'onda delle pressioni della piazza, il primo febbraio il sovrano scioglie il governo e sostituisce il primo ministro Rifai con l'ex generale Marouf al-Bakhit. Il regno hashemita vive una profonda crisi economica e il malessere è generato dal fatto che un quarto della popolazione vive in condizioni di severa povertà e il tasso di disoccupazione è molto alto, specie tra i giovani. La richiesta di riforme politiche ed economiche continua. Venerdì 25 febbraio, le manifestazioni di protesta raccolgono molte migliaia di partecipanti.

Il 7 marzo ad Amman più di cinquecento giornalisti partecipano a una dimostrazione per chiedere misure che consentano ai media di essere davvero liberi e indipendenti. Il 15 marzo re Abdallah annuncia una revisione delle leggi elettorali. Venerdì 25 marzo scoppiano violenti scontri di piazza tra gli oppositori del governo e manifestanti lealisti. Nei disordini si registrano un morto e decine di feriti, sia tra i manifestanti sia tra gli appartenenti alle forze di sicurezza. A metà maggio il principale partito dell'opposizione, il Fronte d'azione islamica, ha duramente criticato la volontà della Giordania di entrare, insieme con il Marcocco, nel Gulf Cooperation Council (cioè nel gruppo di sei monarchie guidato dall'Arabia Saudita che è intervenuto militarmente in Bahrain a partire da marzo). Secondo il Fronte d'azione islamica, Amman vorrebbe unirsi al gruppo del Golfo per farsi aiutare a preservare lo status quo in Giordania.

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