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Il Pdl accantona il processo breve

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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2011 alle ore 06:40.

ROMA - «Non voglio che il processo breve diventi un elemento di rottura mentre stiamo lavorando alla riforma costituzionale della giustizia». Angelino Alfano dice così ai giornalisti che gli chiedono il motivo della marcia indietro ingranata da Pdl e Lega sul «processo breve». Poco prima, infatti, in un vertice a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, la maggioranza aveva deciso di rinunciare a calendarizzare in aula il ddl per il mese di marzo. Un colpo di scena che il guardasigilli spiega con la volontà di dare la precedenza alla «grande, grande, grande riforma» della giustizia (su cui la Lega, peraltro, ha già espresso qualche dubbio). Ma la versione del ministro dura lo spazio di qualche ore.

Anzi, di minuti. A smontarla quasi subito è Fabrizio Cicchitto: «Se lo dice Alfano...», risponde infatti il capogruppo Pdl alla camera a chi gli chiede conferma delle parole del guardasigilli, prima di infilarsi in aula per votare. E mentre lo dice gli scappa un sorriso eloquente. Quel tanto che basta a capire quanto poi riveleranno alcuni partecipanti al vertice, e cioè che il dietrofront nasce dalla decisione di «cambiare cavallo»: dal «processo breve» alla «prescrizione breve» dei reati commessi da persone incensurate. Una nuova norma, da inserire in un provvedimento all'esame del Senato (forse il ddl anticorruzione o quello sulla sicurezza, entrambi fermi alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia) per allontanare (dimezzando o riducendo di 1/3 la prescrizione) lo spettro dei processi Mediaset-diritti tv, Mediatrade e soprattutto Mills, quello che più preoccupa Berlusconi (riprende l'11 marzo e si prescrive a marzo 2012). Per il processo Ruby, invece, il premier è sempre orientato a usare lo strumento del conflitto di attribuzioni o dell'improcedibilità. E deciderà in settimana.

Il contrordine piomba in Transatlantico nel primo pomeriggio. Sul cellulare di alcuni berlusconiani compare un sms del vicecapogruppo Pdl Massimo Corsaro che dice: «Non chiederemo nella capigruppo di domani la calendarizzazione del processo breve per l'aula». La notizia spiazza chi, nella maggioranza, già si preparava a dare battaglia in commissione giustizia per la rapida approvazione del ddl, rilanciato da Berlusconi e Alfano nonostante i numerosi richiami del Quirinale a fare attenzione alle ricadute devastanti del provvedimento sui processi in corso e, in generale, sul sistema giustizia. Il testo doveva essere inserito oggi nel calendario d'aula di marzo ed essere approvato al massimo ad aprile, con la fiducia su un maxiemendamento del governo comprendente, tra l'altro, la «prescrizione breve» per gli incensurati (qual è Berlusconi). Poi ci sarebbe stata la ratifica del senato. Certo, restava l'ostacolo del Colle e la prospettiva di un braccio di ferro. Di qui la ricerca strade alternative.

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Tags Correlati: Angelino Alfano | Corte dei Conti | Csm | Fabrizio Cicchitto | Lega | Massimo Corsaro | Mediaset-diritti | Niccolò Ghedini | Pd | PDL | Piero Longo | Reati | Silvio Berlusconi | Udc | Umberto Bossi

 

Per qualche giorno, Berlusconi ha accarezzato l'idea di reintrodurre l'immunità parlamentare, magari con una parte dell'opposizione (Udc e alcuni Pd). Ma a sbarrargli la strada è stato Umberto Bossi. «Siamo contrari all'immunità», ha detto il leader della Lega, sostenendo che la gente «sarebbe d'accordo per Berlusconi, perché pensa che sia un po' perseguitato, ma non per tutti i parlamentari...». Sul «processo breve», invece, ha assicurato di essere «d'accordo».

Peraltro, nel vertice a palazzo Grazioli con i capigruppo della maggioranza, il ministro Alfano e gli avvocati parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo, il «processo breve» non è stato archiviato anche se, nei fatti, sarà accantonato per evitare le conseguenze «devastanti» paventate dai magistrati ascoltati in commissione giustizia (cancellerebbe migliaia di processi, «anche di mafia»). Al suo posto, un intervento sulla prescrizione dei reati, su quella legge ex Cirielli voluta dal governo Berlusconi e duramente criticata, ieri, anche dalla Corte dei conti perché, riducendo i termini di prescrizione, ha ostacolato la lotta alla corruzione. «Aggiustare» la legge, pensa il Pdl, magari allungando la prescrizione di alcuni reati, ma riducendola per gli incensurati.

Nel vertice a palazzo Grazioli si è parlato anche della riforma costituzionale. In mattinata si era riunito a palazzo Chigi il Comitato interministeriale, con molte presenze leghiste (Maroni, Calderoli, Castelli, Cota), ma il dettaglio della riforma è ancora in alto mare. La Lega chiede più garanzie sulla partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia, in particolare sull'eventuale elezione dei capi delle procure, e teme la prospettiva di un pm assoggettato all'esecutivo derivante dalle scelte sul doppio Csm. Perplessità anche sull'ipotesi di subordinare l'azione penale alle priorità stabilite dalla legge e sulla responsabilità del guardasigilli sulla Scuola di formazione delle toghe. Misure «impopolari», secondo i leghisti, che rischiano di non far passare alla riforma lo scoglio del referendum popolare confermativo.
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