Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 24 febbraio 2011 alle ore 09:37.
Il racconto di Paolo Della Morte, 41 anni, della Ravanelli Spa, azienda di Venzone (Udine) attiva fino a due giorni fa a Tobruk per dotare di strade, fognature, luce e gas la cittadina della Cirenaica, è impressionante: «Siamo dovuti scappare ad Alessandria d'Egitto all'improvviso, dopo essere stati attaccati dagli sciacalli lunedì sera».
«All'indomani della rivolta- continua l'italiano - che ha consegnato Tobruk al popolo, ovviamente l'anarchia ha prevalso e i nostri dipendenti libici, persone con cui abbiamo stabilito un ottimo rapporto e con cui abbiamo lavorato benissimo per oltre un anno, ci hanno consigliato di organizzare un servizio di protezione armata immediato. Avevano ragione: l'attacco di lunedì è culminato in uno scontro a fuoco. La mattina dopo, la fuga».
La voce concitata di Paolo si vena di emozione nel rievocare il viaggio verso la frontiera con l'Egitto, il saluto commosso con i colleghi del posto che li hanno scortati. Poi affiora l'amarezza quando sottolinea «l'inefficienza e l'immobilismo della Farnesina. Per fortuna ci ha contattato il vice-console di Alessandria, Aurora Lufino (allertata a sua volta dall'ambasciata del Cairo, ndr), che si è prodigata per noi e ha predisposto tutto per la nostra accoglienza». Hanno dormito in 23 in un albergo della città egizia, 11 dei quali italiani, oltre a cinque croati, tre romeni, tre belgi, un bulgaro.
A Tobruk è rimasta solo una persona della Ravanelli, Luca Martinotti: a lui il compito di definire gli ultimi pagamenti del mese di febbraio prima di lasciare il campo base da 200mila metri quadri. Una ex caserma dove tutto lo staff dell'azienda (180 dipendenti, una settantina di egiziani, un centinaio di libici oltre agli europei) viveva e lavorava a un progetto da 100 milioni di euro. A presidiare il campo resterà il servizio di protezione, in attesa del ritorno alla normalità.








