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Questo articolo è stato pubblicato il 01 marzo 2011 alle ore 18:55.

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Antonio CatricalàAntonio Catricalà

No al potere di proroga affidato al presidente del Consiglio per quanto riguarda il divieto di incroci per giornali e tv. Lo segnala l'Antitrust al governo e Parlamento. Attribuire al Presidente del Consiglio il potere di prorogare o no il divieto di incroci proprietari tra giornali e tv successivamente al 31 marzo 2011, come prevede il decreto Milleproroghe è «inopportuno», scrive l'Antitrust, alla luce della disciplina sul conflitto d'interessi, in una segnalazione inviata al premier Silvio Berlusconi e ai Presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani.

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L'Autorità guidata da Catricalà auspica che «la disciplina del divieto di incroci sia sottratta alle competenze dell'attuale Presidente del Consiglio. Senza una modifica in questa direzione della norma, l'adozione o la mancata adozione dell'atto di proroga, anche senza integrare automaticamente una fattispecie di conflitto di interessi, dovranno essere valutati dall'Antitrust, per verificare l'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del Presidente del Consiglio e il danno per l'interesse pubblico».

L'Autorità, si legge nella segnalazione, «già il 20 gennaio scorso aveva ricordato al Governo che l'estensione della validità temporale del divieto, direttamente disposta dal decreto legge, era stata esplicitamente auspicata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per tutelare il pluralismo dell'informazione: per tale ragione, non poteva essere configurata come un vantaggio patrimoniale del Presidente del Consiglio. Tuttavia la disciplina di un settore sensibile come quello editoriale, richiedeva un atteggiamento di precauzione che evitasse l'attribuzione di ogni potere discrezionale in capo al premier».

Talk show a targhe alterne, è polemica
Una settimana Ballarò con Floris e Annozero con Santoro, quella dopo sulle stesse reti, negli stessi giorni e alla stessa ora «l'apertura di altri spazi informativi e/o di approfondimento affidati ad altri conduttori» di diversa connotazione politica, onde evitare il determinarsi di una «evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri». Il Pdl ha proposto alla Rai di «sperimentare» le trasmissioni di approfondimento politico «a settimane alterne», affidate a giornalisti di diversa area culturale e politica, per «riequilibrare» l'informazione politica Rai in prima serata.

È la nuova proposta contenuta nelle modifiche al testo Pdl di indirizzo sul pluralismo in tv, presentate in Vigilanza dal relatore di maggioranza Alessio Butti (ascolta l'intervista a Radio 24), che modifica - come annunciato nei giorni scorsi - la precedente richiesta di vietare ad altri talk show di affrontare per otto giorni lo stesso tema affrontato da uno di essi. «Tenuto conto dell'attuale distribuzione, durante la settimana, delle diverse tipologie di trasmissioni - si legge al punto 16 della riformulazione del testo depositato da Butti - che concentrano nella prima serata del martedì e del giovedì i programmi più importanti di approfondimento politico» e «onde evitare il determinarsi di una posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri, la Rai valuti l'opportunità di sperimentare l'apertura di altri spazi informativi e/o di approfondimento affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni (martedì e giovedì), alla stessa ora (prima serata), sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale».

Santoro: siamo al Minculpop, ma con caricature di gerarchi
«Siamo al Minculpop, ma con gerarchi che assomigliano alle caricature dei fascisti». È quanto afferma il conduttore Rai, Michele Santoro in una nota, commentando il testo sul pluralismo presentato dalla maggioranza in commissione di Vigilanza Rai. «Voglio innanzitutto rassicurare il nostro pubblico: continuiamo a preparare la puntata di giovedì - ha affermato il conduttore - nella massima tranquillità. Ho fiducia nelle forze di polizia e non mi turba la lettera inviata a via Teulada che contiene proiettili indirizzati a Travaglio, Gomez, Barbacetto e a me stesso. Sono però francamente sconcertato dall'aver appreso di queste minacce da agenzie giornalistiche e non dall'azienda per la quale lavoro». Poi sulla commissione di Vigilanza Rai continua: «Ma di che cosa meravigliarsì? Viviamo in un paese in cui una commissione Parlamentare di Vigilanza nomina il Consiglio d'Amministrazione della Rai e nonostante questo la maggioranza di governo, dopo aver deciso i vertici della Rai e dopo aver schiacciato il servizio pubblico subordinandolo agli interessi personali del presidente del Consiglio, pretende di organizzare direttamente anche il palinsesto. Siamo al Minculpop».

Pardi (Idv): la proposta di Butti è da cestinare nel suo insieme
«L'ipotesi di talk show a targhe alterne - afferma in una nota il capogruppo dell'italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi - lanciata dalla destra in commissione di Vigilanza, va rimandata al mittente, con preghiera di rispondere a una serie di domande. Come si fa a pensare a una cosa del genere? Dove prende ispirazione il senatore Butti quando formula certe proposte? Da quale democrazia occidentale ha mutuato questo concetto? Forse dall'agricoltura, con rotazione delle coltivazioni e magari il maggese, in occasione del silenzio elettorale?».


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