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Questo articolo è stato pubblicato il 02 marzo 2011 alle ore 08:33.

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LIDIA MACCHI
Lidia Macchi ha ventun’anni. Vive a Varese. Studia all’Università. Frequenta gli ambienti di Comunione e Liberazione. Ha un passato da scout. Nel pomeriggio del 5 gennaio del 1987 prende in prestito la Panda dei suoi. Il serbatoio della macchina è quasi vuoto. Il padre le allunga diecimila lire per la benzina. Lidia va all’ospedale di Cittiglio, un paese della zona. Vuole andare a trovare un’amica convalescente. Poco dopo le otto di sera esce dall’ospedale. Non arriverà a casa, dove l’aspettano per cena. Gli amici di Lidia partecipano con impegno alle ricerche della ragazza scomparsa. La mattina del 7 gennaio trovano la sua Panda in un viottolo sterrato in località Sass Pinì. La macchina ha percorso soltanto pochi chilometri dall’ospedale. Accanto alla Panda c’è il corpo di Lidia con i segni lasciati da 29 colpi di coltello. La ragazza poco prima di morire ha avuto un rapporto sessuale. Probabilmente non desiderato. Il corpo è parzialmente coperto da pezzi di cartone. Potrebbe non essere stata uccisa in quella stradina appartata. Le indagini setacciano l’ambiente cattolico frequentato dalla ragazza, lambiscono anche alcuni sacerdoti, in particolare uno, che ha una decina di anni più di Lidia. Si tenta anche la strada dell’esame del Dna, che al tempo è ancora poco più di un sentiero tracciato da poco e che nel caso di Lidia non conduce a nessuna soluzione. Nell’estate del 2010 le figlie di un uomo accusato di un altro delitto avvenuto in un altro paese vicino a Varese sostengono che il padre abbia minacciosamente detto in alcune occasioni di non essere estraneo alla morte di Lidia. Ma anche i genitori della ragazza pensano che si tratti soltanto di una macabra spacconata. Il nome dell’assassino di Lidia Macchi è ancora sconosciuto.

LAURA BIGONI
Laura Bigoni ha ventitré anni. Vive a Milano. È una dipendente del comune. Fa le pulizie. La sua relazione con Gian Maria “Jimmy” Bevilacqua, elettricista e pompiere volontario, frana quando Laura si accorge che il fidanzato ha anche un’altra donna. La ragazza si trasferisce per un periodo di vacanza a Clusone, in Val Seriana, in una casetta di famiglia. Ma Jimmy non si scoraggia e spesso prende la macchina e affronta chilometri di curve per andarla a trovare. Nel frattempo Laura vede anche altri ragazzi. Uno anche la sera del 31 luglio del 1993, dopo che Jimmy è ridisceso lungo la valle. È un giovane tornitore di Endine. Quella stessa notte Laura passa con lui davanti alla sua casa. Da una finestra esce una luce. Lei, per quanto a Clusone viva sola, non sembra preoccupata. Ma davanti alla porta tira dritto. Più tardi però la ragazza tornerà a casa. La mattina dopo viene trovata morta sul suo letto. Ha ricevuto nove coltellate. Alcune alla gola, altre in punti del corpo che fanno pensare a un delitto a sfondo sessuale. Laura indossa soltanto una maglietta. L’assassino ha cercato di usare il contenuto di una bomboletta di lacca per dare fuoco al corpo. Qualcuno ha visto un taxi di Milano parcheggiato nei pressi della casa. L’altra fidanzata di Jimmy dice che quella notte l’uomo era con lei. Ciò nonostante il pompiere volontario è condannato a 24 anni per l’omicidio di Laura. Sarà poi assolto al termine di un altro processo. In tribunale sono stati sentiti più di cento testimoni. Il nome dell’assassino di Laura Bigoni è ancora sconosciuto.

ALBERICA FILO DELLA TORRE
La contessa Alberica Filo della Torre ha 42 anni. Vive a Roma. È sposata con il costruttore Pietro Mattei. Ha due figli piccoli. La mattina del 10 luglio 1991 la bella casa di Alberica, nel quartiere dell’Olgiata a Roma, è affollata di personale. In serata è prevista una festa per i dieci anni di matrimonio della contessa e del marito. La donna fa colazione poi torna in camera sua. A metà mattina, visto che la porta è chiusa dall’interno e Alberica non risponde, due dipendenti che lavorano in casa entrano con una copia della chiave. Alberica è a terra. Morta. Intorno alla testa ha un lenzuolo. Il lenzuolo è intriso di sangue. C’è sangue anche in molti altri punti della camera. Qualcuno ha stordito la contessa con un colpo alla testa. Forse ha usato uno zoccolo. Poi l’ha strangolata. Si pensa che chi l’ha uccisa conoscesse bene la casa. Nel corso degli anni le indagini punteranno in varie direzioni. Su un dipendente filippino licenziato poco prima della morte della contessa. Poi sul figlio della ex insegnante di inglese di Manfredi e Domitilla, i bambini di Alberica; ha trent’anni e passa per un tipo strambo. L’esame del Dna scagiona entrambi. In seguito si formuleranno altre ipotesi tutte destinate a perdere quota con il tempo, compresa un’oscura storia legata ai servizi segreti. Il nome dell’assassino di Alberica Filo della Torre è ancora sconosciuto.

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