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Questo articolo è stato pubblicato il 15 marzo 2011 alle ore 20:12.
Governo battuto per un solo voto nell'aula della Camera su un emendamento del Pd alla proposta di legge che specifica le ipotesi di remissione tacita della querela. La Camera ha poi licenziato il provvedimento, passato con 252 voti a favore, 22 contrari ed 201 astenuti, passa al Senato. Pd, Udc e Fli si sono astenuti; contro hanno votato i deputati di Idv. Secondo il relatore Francesco Paolo Sisto la modifica passata al testo contro il parere del governo non compromette la tenuta generale del provvedimento.
L'emendamento del Pd passato con 251 sì e 250 no
Subito dopo il ko in aula i democratici hanno puntato il dito contro il titolare degli Esteri, Franco Frattini. «Se il ministro Frattini fosse rimasto in aula a votare il governo non sarebbe stato battuto», ha detto sarcasticamente Roberto Giachetti del Pd. Il ministro era stato, infatti, fino ad allora in aula a votare e si era qualche attimo prima allontanato dall'emiciclo. Riferito all'articolo 1 del testo, l'emendamento passato contro il parere del governo con 251 sì e 250 no, prevede che il querelante non debba «addurre» (è la parola eliminata dal testo contro il parere del governo) giustificato motivo per la sua non comparizione. In altre parole, non toccherà al querelante addurre le motivazioni della sua assenza per la remissione della querela.
Pd: maggioranza fragile, battuta per 67ma volta
Già un'altra volta il governo aveva rischiato di andare «sotto»: un emendamento di Udc e Fli su cui gravava il parere contrario del governo era stato respinto solo perchè la votazione era finita in parità. «Si conferma la fragilità della maggioranza che, persino su un tema come la giustizia, viene battuta non appena il governo non riesce a costringere tutti i deputati e i ministri ad essere presenti in aula - è stato il commento del segretario d'aula del gruppo del Pd, Erminio Quartiani -. Con quella di oggi siamo arrivati alla 67esima volta che il governo va sotto alla Camera».
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