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Questo articolo è stato pubblicato il 16 marzo 2011 alle ore 06:39.

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«Il problema non è andarsene o non andarsene, è che noi non siamo più in grado di svolgere la nostra funzione». Dopo il professor Andrea Carandini, che si è dimesso da presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali per la «progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio», anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche della famiglia Carlo Giovanardi denuncia la drammatica situazione finanziaria del suo dipartimento, le cui risorse, già ridotte del 90% negli ultimi tre anni e insufficienti sia per la programmazione che per le spese obbligatorie, sono state ulteriormente "tagliate" dal ministero dell'Economia. Al contrario di Carandini, per ora Giovanardi non ha annunciato o minacciato di dimettersi, ma solo perché, sottolinea amaramente, «non c'è più nulla da cui dimettersi».
In passato, ricorda il sottosegretario, più volte «è stata ribadita la centralità della famiglia come linea politica del governo. Ma poi da 300 milioni si è passati ai 52 della Finanziaria, e ora addirittura, con le ultime disposizioni a 20. Peraltro neanche tutti disponibili perché sono anche di competenza regionale». Giovanardi si domanda per quale motivo quest'ultimo taglio ai fondi del suo dipartimento è stato di oltre il 50 per cento, «quando agli altri dipartimenti è stato tagliato solo il 10». L'impressione, non ha difficoltà ad ammettere, è che si tratti di «una scelta precisa», in netto contrasto, però, con la legislazione vigente: «Il mio dipartimento – spiega – per legge deve dare copertura... Tutte spese obbligatorie, alle quali era già problematico far fronte con 52 milioni: ora, però, con soli 20 milioni, è veramente impossibile».
Per questo il sottosegretario ha deciso di investire della questione dei tagli «decisi dal ministero dell'Economia» il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, avvertendo di non essere più in grado di esercitare la sua delega: «Io mi occupo della famiglia su sua delega, è lui che mi deve dire se le politiche della famiglia sono state azzerate o se intende svilupparle. In quest'ultimo caso, servono i fondi sufficienti».
Mentre dall'intera opposizione e dalle parti sociali arrivano durissime critiche al governo, il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi cerca di smorzare i toni, dicendosi certo di un intervento positivo di Berlusconi: «Sulla famiglia il governo si gioca il suo dna valoriale e sicuramente il premier richiamerà la sua attenzione su questo allarme onesto e forte».
Sull'allarme di Giovanardi si scatena però la bufera politica. Da Pd, Udc e Idv, arriva unanime la condanna di quanto sta succedendo, che «certifica il fallimento del governo sulla famiglia». Leoluca Orlando, portavoce Idv, invita il sottosegretario a «chiedere scusa agli italiani per averli presi in giro». Per questo governo «la famiglia non è davvero importante», rincara la dose il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione. Si tagliano i fondi alla famiglia, fa notare Donata Lenzi (Pd), mentre «Berlusconi pensa solo ad aumentare le poltrone nel governo».
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