Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2011 alle ore 16:55.
Spari sui cortei anti-regime morti in Yemen e Siria
In Yemen e in Siria i regimi continuano a sparare su quella che è stata definita primavera araba. Le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco a Deraa, nel sud del Paese, cuore della protesta anti-governativa: sono morti almeno 23 manifestanti, secondo la Bbc. Più grave il bilancio della tv panaraba al Jazira che parla di 30 i civili uccisi da agenti in borghese delle forze di sicurezza.
Le proteste sembrano ora allargarsi ad altre città siriane: Homs, Duma e Harasta. Alla base delle tensioni mai sopite nello Stato chiave per la pace mediorientale la richiesta di riforme al presidente Bashar al-Assad: il pacchetto presentato dal leader-oftalmologo, discendente di longeva dinastia non sembra però convincere la piazza che giudica insufficienti le proposte del presidente.
In Yemen nelle stesse ore ci sono state altre due vittime a Taiz, sud di San'aa: le forze dell'ordine sono intervenute aprendo il fuoco per disperdere una manifestazione anti-governativa, secondo testimoni oculari decine di persone sono rimaste ferite.
Un altro testimone ha rivelato che «le forze dell'ordine hanno voluto disperdere un raduno vicino alla scuola Al-Shaab...e sparato proiettili veri oltre ai gas lacrimogeni». Taiz, nel sud, è uno dei centri più attivi della protesta contro il regime del presidente Ali Abdullah Saleh iniziata a fine gennaio. Nella contrastata primavera yemenita non manca un cablo di WikiLeaks: pare infatti che già dal 2009 gli Stati Uniti erano stati informati, da parte di un alto responsabile dell'opposizione yemenita, dell'esistenza di un complotto per rovesciare il presidente Ali Abdallah Saleh attraverso l'organizzazione di manifestazioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA








