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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2011 alle ore 06:45.

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E pensare che tutto è nato con 1.400 lire e una carestia: quella del 1853 nell'allora Regno di Sardegna dei Savoia, quasi dieci anni prima dell'Unità d'Italia. Per aiutare i poveri a Torino, la Società generale degli operai fondò il Comitato di Previdenza che doveva gestire il primo «Distributorio Sociale». Patrimonio: 1.400 lire appunto. Nascevano le Coop: oggi il mondo dell'associazionismo ha una cassa di 1,5 miliardi di euro di liquidità e attivi per oltre quattro miliardi, divisi tra un portafoglio partecipazioni di quasi 1,5 miliardi e oltre 2,5 miliardi di investimenti finanziari (secondo un recente studio di R&S Mediobanca).
La galassia delle cooperative è una vera e propria potenza: i 972 supermercati sparsi in tutta Italia, che fatturano il doppio rispetto alla concorrente Esselunga di Bernardo Caprotti, sono altrettanti sportelli. Tra giro d'affari e raccolta diretta presso i soci (i famosi libretti di deposito), gli 11 miliardi di euro di fatturato equivalgono a una banca di provincia (delle dimensioni del Banco di Sardegna). Resta da vedere se e quanti euro di questo forziere andranno sulla partita Parmalat. Dopo aver ventilato l'ipotesi di una discesa in campo con un investimento diretto (ricapitalizzando la Granarolo), le cooperative si sono mosse in ordine sparso: da una parte benedizione ufficiale di Granarolo come partner industriale della cordata; dall'altra, dall'altra posizioni diverse sull'impegno economico in una partita che invece di risorse ne ha estremo e ingente bisogno. Di certo non aiuta la sterminata base di associati (7,2 milioni, a loro volta raggruppati in un sistema piramidale costruito su nove cooperative territoriali), che probabilmente ha istanze e interessi molto spesso contrastanti. Eppure di finanza le coop ne fanno e la filosofia che le vuole estranee ai mercati ha trovato eccezioni. Basterebbe ricordare la tentata (e poi fallita) scalata a Unipol o a Bnl, o anche semplicemente scorrere l'ultimo bilancio delle Coop: in pancia ci sono partecipazioni in società quotate e non per 1,5 miliardi. Oltre alla compagnia assicurativa Unipol, con il 57% della holding Holmo, c'è il 3,6% diretto nel Monte dei Paschi e un 1,66% di Banca Carige. E ancora le farmacie comunali di Modena, una rete di agenti assicurativi (Assicura), e quote nell'aeroporto di Reggio Emilia e nella Fiera di Reggio Emilia. Le coop sono anche proprietarie di una sim, una società di brokeraggio, Simgest, che vende prodotti finanziari ai privati.
Ci sono poi altri 2,6 miliardi di investimenti. Tutti prodotti a bassissimo rischio, da titoli governativi a obbligazioni e fondi comuni; nessun investimento esotico, derivato o bond spazzatura, certo, ma pur sempre prodotti finanziari. Ed è proprio con la finanza che le Coop fanno il grosso degli utili: se nel 2009 il conto economico si è chiuso con un maxi-profitto di 257 milioni è grazie a 448 milioni di proventi finanziari; la sola gestione industriale si è fermata infatti a 95 milioni.
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