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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2011 alle ore 17:33.

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La conferenza stampa del segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, oggi 13 giugnoLa conferenza stampa del segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, oggi 13 giugno

Era stato attentissimo a «deberlusconizzare» il referendum per spingere la consultazione verso il quorum. E, ora che l'obiettivo è centrato, Pierluigi Bersani, segretario del Pd, abbandona la prudenza e, nella conferenza stampa convocata nella sede dei democratici, prova ad assestare l'ultima spallata al governo Berlusconi. Il percorso è chiaro. «Non si può andare avanti così. Si dimettano e aprano una situazione nuova, passino la mano al Quirinale».

A urne chiuse Bersani ammicca subito al Carroccio
Il numero uno dei democratici sa bene però che un passo indietro del premier non sarà facile da ottenere. Ancor prima della chiusura delle urne, la maggioranza si è affrettata a ridimensionare la portata del voto e lo stesso Berlusconi ha fatto chiaramente intendere che non vuole mollare. Ecco allora che Bersani tenta l'accelerazione su un altro terreno: quello del confronto con la Lega e con Umberto Bossi. Lo fa nello stesso momento in cui il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, lo invita invece a stringere i cordoni dell'alleanza («ora costruiamo un'alternativa, non una sommatoria di sigle»). E certo il commento a caldo di Roberto Calderoli, ministro padano doc («stufi di prendere sberle»), non può che far piacere dalle parti del Pd.

Il numero uno del Pd: Lega rifletta se stare ancora con Berlusconi
Ed è lì, quindi, a via Bellerio, che corre il pensiero del numero uno dei democratici quando ritira fuori la legge elettorale e quella necessità di riassetto su cui gli abboccamenti con il Carroccio sono stati frequenti negli ultimi tempi. Per il bene del Paese, ragiona allora il segretario, il percorso ideale «è crisi, Quirinale, verifica rapida sulla possibilità di riformare la legge elettorale, e sennò di va a votare». È l'ultima offerta lanciata alla sponda del Carroccio, sempre più pressata da una base delusa per le mancate riforme. «Non entro nel dibattito della Lega, vedremo a Pontida cosa diranno, ma tempo fa dissi che si può anche stare con uno che perde se tu vinci o con uno che vince se tu perdi, ma se entrambi perdono ci vuole una riflessione».

Le parole di Maroni sul quorum? Solo un incidente
Insomma, Bersani spinge per un divorzio tra il Cavaliere e il Senatur. E intanto osserva che dalle urne arriva «un divorzio tra il governo e il Paese». Poi qualche piccola stilettata verso alcuni ministri, Roberto Maroni su tutti. «È un universo curioso quello in cui i ministri parlano e dicono di votare sì a norme approvate in Consiglio dei Ministri dove c'erano anche loro». Ma non infierisce sul titolare del Viminale che aveva annunciato il raggiungimento del quorum a urne ancora aperte. «È stato un incidente... Mi astengo dal commentare».

Sfiducia? Attendo più responsabili del centrodestra
Ora il segretario ha tutto l'interesse che il dialogo con la Lega non si interrompa e guarda alla prossima verifica parlamentare, in programma per il 22 giugno. «Magari mi illudo:ma io mi aspetto che la prossima settimana i più responsabili del centrodestra provino a muoversi su una prospettiva di sfiducia al governo». Una mozione di sfiducia? «Per l'amor di Dio noi siamo sempre disponibili a dare gli strumenti. Ma mi aspetto che ora si muovano loro». Ed è chiaro che dietro quel "loro" ci sono innanzitutto Bossi e i suoi.

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