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Questo articolo è stato pubblicato il 08 luglio 2011 alle ore 06:38.

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LONDRA. Dal nostro corrispondente
«News International annuncia che domenica 10 luglio uscirà per l'ultima volta News of The World». Due milioni e 600mila copie e 168 anni di storia, non sempre gloriosa, bruciati in un baleno, per rispondere alla crisi innescata dalle intercettazioni telefoniche orchestrate dal settimanale nel 2002. L'annuncio di James Murdoch, figlio di Rupert, è giunto inatteso a tutti anche ai 200 giornalisti che sfogliano la margherita in attesa di capire se, come i rumors suggeriscono, la testata registrata da un anonimo qualche giorno fa - Sun on Sunday - rimpiazzerà il domenicale seppellito. News International precisa che «quanto accadrà al Sun è tema per il futuro».
Oggi restano le parole di James Murdoch fermo nel denunciare il comportamento sbagliato del suo giornale. Ha ammesso errori di valutazione per aver attribuito a singoli comportamenti più diffusi che hanno «trasformato in cattiva una buona redazione», ha confermato di aver garantito piena collaborazione alla polizia e ha promesso per domenica un gesto per le vittime dei comportamenti illeciti del giornale. L'ultimo numero non avrà pubblicità, i proventi delle vendite saranno devoluti alle vittime dello scandalo, spazi del giornale saranno dedicati alla beneficenza. Nell'annunciare la decisione, il figlio del tycoon ha ricostruito l'intera storia di uno scandalo infinito. Si trascina da anni, ha travolto l'ex direttore della comunicazione di Downing street, Andy Coulson, ex direttore del News of The World, che oggi secondo il Guardian potrebbe essere addirittura arrestato. Se così dovesse essere, ombre inquietanti si allungherebbero sulle relazioni dell'editore con i Tory di David Cameron.
Ma lo scandalo ha svelato, soprattutto, comportamenti dei media britannici che vanno molto oltre il lecito, oltre le barriere di un giornalismo tradizionalmente aggressivo. Un esempio è la pratica delle bustarelle agli agenti di polizia per avere informazioni, un altro, il più clamoroso, l'assunzione di detective per scandagliare la vita di tutti. L'inchiesta giudiziaria - sono state annunciate da Cameron anche due indagini governative - ha portato, tempo fa, ad arresti e all'incriminazione di più persone. Il caso è riesploso nei giorni scorsi quando è stata confermata l'intercettazione del cellulare di Milly Dowler la tredicenne sequestrata e uccisa nel 2002 da un serial killer. A infilarsi nell'utenza era stato Glenn Mulcaire, un detective assoldato da News of The World che aveva anche cancellato una serie di messaggi inviati alla ragazzina convincendo la polizia che potesse essere ancora viva. L'orrore per quell'episodio ha poi svelato una trama di intercettazioni infinita che ha colpito i familiari dei caduti in Afghanistan e i parenti delle vittime degli attentati del luglio 2005. Intrusioni nella privacy per carpire un particolare scabroso, una battuta da sparare sulle colonne del giornale ultrapopolare. Oggi la polizia sta esaminando più di 4mila nomi e altri episodi emergeranno, aggravando il rapporto fra informazione, quella tabloid almeno per ora, e pubblico. Una relazione interrotta, se è vero che in questi giorni sono stati lanciati oltre 400mila messaggi via internet per stigmatizzare i fatti. Una mobilitazione che ha spinto decine di inserzionisti - da Ford a O2 da Sainsbury a Lloyds - a bloccare le campagne pubblicitarie sul giornale. Di questo si sono accorti anche i politici, decisi come mai ad intervenire. L'opposizione laburista, per la prima volta, ha messo nel mirino l'editore che per anni ha sostenuto Blair prima di dare pieno sostegno a conservatori. Ed Miliband ha detto che la chiusura del settimanale non basta e lo stesso ha dichiarato Lord Prescott, ex esponente di punta del Governo Blair. Entrambi invocano la testa di Rebekah Brooks, ceo di NewsInternational scrigno dei media britannici di Murdoch, accusata di aver deviato il corso della giustizia. La sua colpa più grave per ora è di essere stato direttore di News of The World nei giorni delle intercettazioni.

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