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Questo articolo è stato pubblicato il 15 luglio 2011 alle ore 16:26.

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I sacrifici contenuti nella manovra toccano tutti noi, molto meno la «casta». Almeno non da subito, visto che sono stati rimandati alla prossima legislatura. La riduzione della busta paga di deputati e senatori avverrà quindi, salvo ripensamenti nel 2013, e sarà calcolata in base alla media delle somme percepite dai colleghi negli altri Paesi dell'area euro.

Ma proprio in Europa sono numerosi i Paesi travolti dalla crisi che hanno già accellerato e ricostruito la macchina dello stato sfoltendo il numero dei parlamentari per dare il buon esempio. L'ha fatto, come racconta Vittorio da Rold nella sua inchiesta, anche l'Olanda paese a tripla A, che sabato scorso ha preparato un disegno di legge che riduce di un terzo le dimensioni di entrambe le Camere, in quello che viene spiegato come «parte di uno sforzo per creare un Governo più snello ed efficiente».

Zingales: «Dimezzare il numero dei politici è sano: non colpisce alcuna categoria a rischio e ha effetti positivi sulla crescita»

Il tema è molto dibattuto e urgente, come ha sottolineato tra gli altri l'economista Luigi Zingales sull'editoriale «Ecco come arrivare subito al pareggio» che ha calcolato che dall'abolizione delle province, dal dimezzamento dei costi dei cda delle partecipate, delle auto blu, degli enti intermedi e delle consulenze esterne e dal dimezzamento di quello del numero di deputati e senatori e dei vitalizi per ex deputati e senatori si risparmiarebbero da subito 8 miliardi.

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