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Questo articolo è stato pubblicato il 27 luglio 2011 alle ore 06:38.

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Minusvalenze potenziali per circa 5 miliardi e mezzo di euro sulle partecipazioni bancarie detenute da cinque Fondazioni: Cariverona, Compagnia Sanpaolo, Cariplo, Montepaschi e Crt. Tali enti sono tra i principali azionisti di UniCredit, IntesaSanpaolo e Mps. La volatilità registrata sui mercati negli ultimi giorni ha infatti penalizzato soprattutto i titoli del credito finiti nel mirino della speculazione internazionale. Da qui l'impatto sui conti degli enti che hanno un ruolo chiave sul territorio.
La perdita di Cariverona
Dall'elaborazione sui dati di bilancio 2010 (valorizzazione di mercato al 25 luglio 2011), emerge che le minus più imponenti sui titoli bancari fanno capo all'ente Cariverona presieduto da Paolo Biasi: nel portafoglio scaligero la partecipazione in UniCredit è quella più importante con 676 milioni di azioni acquistate negli anni. Soltanto su tale quota la minusvalenza implicita segnalata è di 2,4 miliardi (Cariverona è il socio di riferimento dell'istituto di Piazza Cordusio con il 4,98%). Diverso il discorso per la porzione «conferitaria», quella che risale alla trasformazione in Spa delle banche: la Fondazione veneta infatti su tale pacchetto vanta un prezzo di carico molto basso e dunque registra una plusvalenza implicita di quasi 80 milioni di euro.
Mps e il pacchetto Intesa
Il resto delle minusvalenze implicite sono da spalmare sulle altre tre Fondazioni. Da segnalare i due aumenti di capitale realizzati di recente da Mps e da IntesaSanpaolo a cui sono state chiamati a partecipare gli enti azionisti. Sul portafoglio della Fondazione Mps, in particolare, ci sono da segnalare due elementi di rilievo. Uno riguarda Mediobanca: è stato infatti annunciato il trasferimento dalle immobilizzazioni all'attivo circolante ovvero nella sezione in cui sono inseriti i titoli disponibili per la vendita. In seconda battuta, l'ente senese ha ceduto la quota IntesaSanpaolo alla Fondazione Cariplo: 0,34% post aumento per un totale di 54 milioni di azioni (controvalore di 104 milioni di euro).
Il prestito titoli Crt
C'è poi da ricordare una delle due Fondazioni torinesi, la Crt, tra i big di UniCredit (minus di 300 milioni sulla quota in Piazza Cordusio): l'ente presieduto da Andrea Comba nel 2010 ha fatto ricorso al prestito titoli. In particolare nella sezione sul portafoglio titoli non immobilizzati si legge che «la gestione interna ha garantito in ogni fase di mercato le risorse necessarie grazie anche al ricorso allo stock lending effettuato in maniera continuativa». E viene aggiunto: «Questo ha permesso di ottimizzare la gestione del portafoglio titoli e allo stesso tempo di fornire a condizione di mercato la liquidità necessaria sia per l'attività istituzionale che per la gestione finanziaria dei propri investimenti (esempio: costituzione di Effeti Spa)».
Fra Parma e Genova
Da segnalare ancora enti di media grandezza come Parma e Genova: in entrambi i casi non hanno in pancia minusvalenze implicite. In particolare la Fondazione ligure registra una minus potenziale di 22 milioni sulle azioni Carige ordinarie, situazione però compensata dalle azioni di risparmio che segnano una plus di 224 milioni.
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