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Questo articolo è stato pubblicato il 28 luglio 2011 alle ore 12:49.

Il governo ha posto la fiducia sul ddl del "processo lungo". Lo ha annunciato stamane il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito nell'aula del Senato al termine della discussione generale sul provvedimento. La conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama ha poi fissato per domani, intorno alle 10, il voto finale sul disegno di legge subito dopo le dichiarazioni dei gruppi. Oggi pomeriggio, invece, spazio al dibattito in aula.
Casini: governo scollato dal paese
La scelta del governo di porre la fiducia numero 48 sul ddl ha scatenato l'immediata protesta dell'opposizione. Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ha parlato di «un governo Berlusconi paurosamente distaccato dai problemi del paese». Mentre l'ex pm Antonio Di Pietro (Idv) ha invocato «una mobilitazione di massa» contro l'esecutivo. E il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, ha bollato la scelta del governo come «una decisione inaccettabile».
Ieri giornata tesissima nell'aula del Senato
La decisione dell'esecutivo di stamane è arrivata dopo una giornata, quella di ieri, lunga e piena di tensioni nel corso della quale l'opposizione aveva tentato in tutti i modi di rallentare l'iter del ddl attraverso 11 pregiudiziali respinte in blocco dalla maggioranza. Con il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che aveva parlato apertamente di ostruzionismo. Tutti i gruppi di opposizione avevano infatti espresso la loro contrarietà nei confronti di un provvedimento che viene definito ancora una volta ad personam a favore di Silvio Berlusconi.
Duro botta e risposta tra Schifani e Zanda
Il clima si era arroventato sulla stretta dei tempi: le opposizioni avevano infatti protestato con forza contro il tentativo di «armonizzazione», vale a dire la decisione della presidenza di approvare il ddl in 9 ore e 20 minuti. E in aula la tensione era esplosa con un duro botta e risposta tra il presidente del Senato e Luigi Zanda (Pd). Per Schifani la presentazione di 11 pregiudiziali da parte delle opposizioni era una «cosa anomala e strana anche se legittima». Detto questo, però, aveva preso la decisione di non contingentare i tempi, almeno per il momento, per «fugare qualsiasi strumentalizzazione».
Il presidente del Senato: io non parteggio per nessuna legge
Zanda aveva ha replicato piccato che è «un diritto dell'opposizione impedire l'approvazione di una legge» e che il presidente del Senato «non può dire di voler far approvare un provvedimento. Un presidente - aveva accusato - deve presiedere, non battibeccare con un senatore» lamentando il fatto di essere stato interrotto da Schifani «quattro-cinque volte». Irritata la risposta di Schifani: «Io non intendo garantire l'approvazione di nessun provvedimento, io non parteggio per un provvedimento o per un altro. Mio dovere è garantire la funzionalità di quest'aula. Lei introduce elementi distorsivi e non mi faccio dare lezioni da lei».
La maggioranza accelera: verso l'ok entro il 4 agosto
L'obiettivo della maggioranza, comunque, è di approvare il processo lungo al Senato entro il 4 agosto. Schifani ha spiegato che il ddl, insieme agli altri all'ordine del giorno, dovrà avere il via libera prima della pausa estiva, così come previsto dalla conferenza dei capigruppo. E, quindi, se non ci saranno le condizioni o ci sarà un eccessivo rallentamento dei lavori, Schifani si è riservato di prendere «ulteriori decisioni». Il Pd, però, non molla e chiede a più riprese che si fermi l'iter del processo lungo: subito dopo la notizia della nomina del nuovo ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, i senatori democratici hanno chiesto che il Guardasigilli al più presto venga a riferire in aula a Palazzo Madama per dire cosa pensa del ddl sul processo lungo.
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