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Questo articolo è stato pubblicato il 17 agosto 2011 alle ore 08:01.

La correzione è soprattutto fiscale visto che, per anticipare il pareggio di bilancio di un anno, il Governo ha fatto leva in particolar modo sui prelievi che si realizzeranno con la delega. A cominciare dalla super-Irpef sui redditi più alti che, al netto delle deduzioni Irpef, varrà 3,8 miliardi sul triennio.

La sintesi tabellare contenuta nella relazione tecnica al decreto 138/2011, diffusa ieri dopo la 'bollinatura' della Ragioneria generale dello Stato, toglie l'ultimo velo sui nuovi interventi. I cui effetti sull'indebitamento netto, valgono un po' meno dei 45,5 miliardi finora annunciati. Nel 2012 la correzione del deficit è di 18,3 miliardi (10,4 di minori spese, 7,9 di maggiori entrate), mentre l'anno successivo si sale a 25,4 miliardi (17,7 di maggiori entrate, 7,7 di minori spese). La coda della manovra accelerata produce sul 2014 e quindi oltre l'orizzonte del close to balance, un impatto complessivo e cumulato sui saldi di 55,4 miliardi, vale a dire 7,4 miliardi aggiuntivi rispetto ai 47,9 miliardi indicati nella legge 111/2011.

L'insieme dei nuovi interventi, come ha confermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sabato scorso, garantirà una riduzione dell'indebitamento di 2,5 punti di Pil l'anno venturo e di 1,4 punti in quello successivo, il tutto senza produrre effetti depressivi sullo stesso prodotto, per il quale sarebbero confermati i tendenziali di crescita pari all'1,3% nel 2012 e 1,5% nel 2013. Sta tutta in questi numeri la portata ‐ per certi versi ambiziosa ‐ della correzione varata in una settimana appena e sotto l'occhio vigile della Banca centrale europea.

Guardando ai singoli provvedimenti fiscali, in vetta alla classifica dell'impatto sul deficit stanno senza alcun dubbio le previste riduzioni alle agevolazioni fiscali (tax expenditures) che il Governo dovrà realizzare una volta incassata la legge delega dalle Camere. I tempi dovranno essere necessariamente stretti e gli obiettivi di minore 'spesa fiscale' dovranno essere centrati al centesimo: 4 miliardi nel 2012 e 12 miliardi nel 2013. Poiché se non si riuscirà con la riforma scatteranno i tagli sulle agevolazioni o, in alternativa, la rimodulazione delle aliquote sulle imposte indirette e sulle accise.

Il secondo provvedimento fiscale per portata sui saldi non è il contributo di solidarietà triennale sugli stipendi più elevati (le famose soglie di 90 e 150mila euro annui). Questo prelievo straordinario, che allinea il settore privato a quanto già avvenuto nel pubblico impiego e sulle superpensioni, produce, al netto delle deducibilità, un maggior gettito per 674 milioni il primo anno, 1.557 nel 2013 e 1.586 nel 2014. Valgono molto di più l'aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie, che garantirà entrate aggiuntive per 1,4 miliardi nel 2012, 1,5 nel 2013 e 1,9 nel 2014, e valgono di più anche gli effetti attesi dalla delega sui giochi e le accise sul tabacco (1,5 miliardi l'anno nel prossimo triennio). A seguire, sempre sul fronte del maggior prelievo, l'addizionale Ires sul settore energetico, con 900 milioni l'anno nel 2013 e nel 2014, e la rimodulazione degli studi di settore (200-300 milioni l'anno).

Dal prelievo alle spese il contributo più forte per la stabilizzazione finanziaria anticipata arriva invece dalle amministrazioni centrali dello Stato, con i nuovi tagli per 6 miliardi l'anno prossimo e 2,5 miliardi nell'anno del pareggio. Seguono i minori trasferimenti a regioni, province e comuni che incasseranno in cambio lo starter del federalismo fiscale già il primo gennaio prossimo. Altri 2 miliardi solo nel 2012 arrivano poi dal blocco del fondo Ispe, mentre i micro interventi previdenziali sul pubblico impiego e il posticipo del pagamento del Tfr dovrebbero garantire minori uscite per circa 430 milioni l'anno prossimo, 2 miliardi nel 2013 e 2,4 miliardi nel 2014.

Fuori orizzonte, e quindi assenti nelle tabelle della Ragioneria, i tanto discussi interventi sui costi della politica: dal taglio delle buste paga dei parlamentari alla soppressione delle province, dall'unione dei comuni minori al dimezzamento del Cnel. Tutto scatterà a fine mandato e quindi oltre l'orizzonte del close to balance. Curiosamente, non c'è alcuna cifra di risparmio anche sotto la voce 'voli in classe economica'. Si vedrà.

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