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Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2011 alle ore 06:39.

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BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente
Le sette vite di Hugo Chavez. Un caricaturista venezuelano ha disegnato così l'ultima ripartenza del presidente venezuelano, in carica dal 1999. Ieri ha dichiarato di voler «nazionalizzare l'industria dell'oro e le attività contigue al settore estrattivo» per sottrarlo al cotnrollo della «mafia». Con gli introiti di questa operazione verranno rimpinguate le riserve».
E pensare che due mesi fa l'avevano dato per morto: un viaggio a Cuba, l'annuncio di un'operazione, i rumors di un cancro, un silenzio durato 20 giorni. Tutto ciò era bastato a formulare le ipotesi più fosche: «Chavez è morto», aveva sussurrato qualche oppositore. Il presidente venezuelano poi è ricomparso e, in tv, ha annunciato di essersi sottoposto a una chemioterapia. Ieri un'altra dichiarazione: «Non ho metastasi, mi sento in modo impareggiabile». Quindi l'ultima mossa, la nazionalizzazione dell'oro.
Le riserve del Venezuela ammontano a circa 30 miliardi di dollari: 6 miliardi di dollari di liquidità e 18 miliardi di dollari di oro. E poi 5 o 6 miliardi in altre attività.
La miniera russo canadese, Rusoro, nei mesi scorsi aveva manifestato il suo disappunto di fronte all'obbligo di esportare quantitativi limitati della sua produzione. Gran parte delle attività minerarie venezuelane sono gestite in compartecipazione con soci locali.
Lo scorso anno il Governo aveva autorizzato l'esportazione del 50% del metallo prezioso, destinando alle riserve nazionali il restante 50 per cento. L'oro rappresenta un'importante voce del Pil di Caracas: ogni anno vengono estratte ufficialmente 11 tonnellate di oro cui ne vanno aggiunte altrettante derivanti dalle attività illegali. Il Venezuela è il quindicesimo detentore al mondo di riserve auree con 366 tonnellate.
L'annuncio di Chavez arriva a poche ore da un'altra operazione destinata ad avere un impatto sui mercati finanziari internazionali. Questa volta non è un annuncio ma un'indiscrezione: il Venezuela potrebbe spostare, entro breve, ingenti quantità di riserve detenute negli Usa e nelle banche europee ad altri alleati non occidentali. Tra questi, Cina, Russia e Brasile. Non vi sono ancora date certe e a Palacio Miraflores il Governo di Caracas non ha rilasciato conferme. Ma uno dei leader dell'opposizione venezuelana, Julio Montoya, ha spiegato in tv che alcuni Paesi hanno avanzato questa esplicita richiesta a Chavez in conseguenza dei prestiti che sono stati concessi al Venezuela.
In altre parole queste riserve sarebbero una garanzia sull'ingente fiume di denaro piovuto sul Venezuela per finanziare i megaprogetti infrastrutturali avviati da Caracas negli ultimi anni. In particolare la Cina ha prestato 32 miliardi di dollari a Chavez, che in cambio spedisce a Pechino più di 200mila barili di greggio al giorno.
La Revolucion bolivariana privilegia innanzitutto le relazioni internazionali con i Paesi più solidali. Per questo il presidente venezuelano si rivolge a chi è fuori da ciò che in molte occasioni ha definito come l'egemonia del sistema nordamericano. La nazionalizzazione dell'industria aurifera segue quella petrolifera che negli anni scorsi ha generato molte inquietudini tra le compagnie internazionali in Venezuela.
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