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Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2011 alle ore 08:10.

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ROMA. I capitali all'estero continuano a tenere banco. La ricerca affannosa di risorse in questa manovra bis spinge maggioranza e opposizione a tentare tutte le strade, e quella di un nuovo scudo o di una cospicua tassazione dei capitali rientrati nel 2009 è una delle più battute. Il viaggio del Sole 24 Ore fra i parlamentari impegnati da ieri nell'esame della manovra lo dimostra con chiarezza.

È lo stesso relatore del testo al Senato, il presidente della commissione Bilancio Antonio Azzollini (Pdl) a dirlo chiaro e tondo: «Se il governo dovesse optare per uno scudo bis, questa sarebbe un'ipotesi percorribile. Ma la scelta compete al governo». Su questo punto il Pdl troverebbe l'appoggio della Lega: il deputato Luciano Dussin infatti, non ha dubbi: «Ci sono ancora 150 miliardi di euro all'estero. Vogliamo farli rientrare? Noi siamo d'accordo ma con aliquote più alte e la certezza che i capitali non abbiano una provenienza malavitosa».

Azzollini invece tende ad escludere la tassa sui capitali rientrati che porrebbe «problemi di costituzionalità mettendo in discussione la certezza dei rapporti tra Stato e cittadini». Proprio per aggirare quest'ostacolo il Pd suggerisce di puntare su una tassa sul patrimonio. «Considerando i capitali scudati nel 2009 quale presupposto di un'imposizione patrimoniale straordinaria – ragiona il senatore Pd Giovanni Legnini – si sfuggirebbe agli ipotetici rilievi di incostituzionalità». Una linea condivisa dal collega di partito Enrico Morando, anch'egli senatore e membro della commissione Bilancio, che immagina «una moderata patrimoniale che gravi sul 10% delle famiglie più dotate dal punto di vista patrimoniale», quelle che, secondo Bankitalia, possiedono il 48% della ricchezza privata italiana.

Eventuali emendamenti di questa portata troverebbero poi il consenso del Terzo polo o, quantomeno, di Fli. Si dicono infatti a favore della misura sia il senatore Giuseppe Valditara che il deputato Antonino Lo Presti. «Tasserei i capitali scudati – argomenta Valditara – in base al ragionamento che, in questa fase di crisi è giusto che paghi soprattutto chi in passato doveva subire misure più pesanti. Da Valditara invece arriva un secco no all'ipotesi di scudo bis («Ora servirebbe solo a incentivare l'evasione e l'esportazione illegale di capitali». E un no inflessibile a qualunque nuova sanatoria viene anche dai Democratici: «Ogni condono – sintetizza Legnini – rischia di attenuare la necessità di contrasto all'evasione».

Sui capitali all'estero, insomma, idee ben definite ma distanti tra maggioranza e opposizione. I prossimi giorni diranno se queste ipotetiche una tantum avranno chances.

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