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Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2011 alle ore 20:52.

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Max LaudadioMax Laudadio

La Rai annuncia provvedimenti nei confronti dei responsabili della trasmissione radiofonica di Radio2 'Attenda in linea'. Il direttore generale, Lorenza Lei si riserva di valutare il caso, sollevato dal presidente del Senato, Renato Schifani.

Sotto accusa il commento del conduttore, Max Laudadio, a una telefonata nella trasmissione in onda questa mattina tra le 10 e le 11. Al telefono, in diretta, un privato cittadino, con toni ironici ma pacati, criticava il prezzo dei pasti consumati in un ristorante riservato a parlamentari. Laudadio commentava: «Se 'sti delinquenti' facessero il loro lavoro, sarebbe tutto a posto, il problema è che non lo fanno. Capito?»

Il presidente del Senato, in una lettera al direttore generale della Rai scrive: «Non posso consentire che la pur comprensibile critica di alcuni aspetti di quelli che ormai vengono comunemente chiamati 'costi della politica' trascenda in espressioni indiscriminatamente oltraggiose, tanto più da parte di un professionista del servizio pubblico». Schifani precisa di aver deciso di intervenire anche in seguito alle segnalazioni di diversi senatori. Per tutelare la «dignità e dell'impegno di tanti parlamentari». Anche perché «una denuncia costruttiva, che è doveroso comprendere ed accogliere - precisa - è cosa ben diversa da un compiaciuto qualunquismo che vuole solo denigrare le istituzioni e coloro che le rappresentano».

La denuncia di Schifani raccoglie il plauso dei democratici. Giorgio Merlo (Pd), vice presidente della commissione di Vigilanza Rai, la considera «pienamente e totalmente condivisibile». Anche perché «sino a prova contraria, non esiste da parte dei giornalisti Rai, chiunque essi siano, la facoltà di insultare o di delegittimare gli esponenti politici o le istituzioni nell'ambito del loro lavoro. Anche quando si sentono paladini e protagonisti dell'antipolitica».

Il comunicato di viale Mazzini che annuncia provvedimanti parla di contenuti «ritenuti gravemente offensivi dell'onore e della reputazione dei Parlamentari della Repubblica».

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