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Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2011 alle ore 06:41.

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ROMA
Un gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili ha depositato oggi presso la Corte penale internazionale dell'Aja un ricorso in cui accusa il Papa Benedetto XVI e tre alti esponenti del Vaticano - i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Sodano, il primo segretario di Stato e l'altro suo predecessore fino al 2006, e William Levada, prefetto per la Dottrina della Fede dal 2005 al posto dello stesso Ratzinger - di crimini contro l'umanità per la copertura dei reati commessi da prelati contro i minori. A promuovere l'iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest).
I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell'Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero». Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo». Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall'India e dagli Usa.
Sarà ora il procuratore generale della Corte, Luis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi. La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell'Aja decida quanto meno di aprire un'indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall'Onu, è diventata operativa il primo luglio del 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l'umanità e i genocidi. L'ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d'arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
«Un'iniziativa patetica, proposta da chi ha una visione deformata della realtà». Così il portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Mario Marazziti, ha commentato la notizia a Monaco di Baviera al meeting interreligioso per la pace. Marazziti ha rilevato che si tratta di un'iniziativa che non fa assolutamente sorridere, anzi è una cosa «molto triste», perché si ha l'impressione che venga «da gente che cerca solo notorietà». Il portavoce della Comunità di Sant'Egidio fa notare che il Tribunale dell'Aja «deve occuparsi di cose molto serie e non può perdere il tempo dietro a iniziative di tal genere». E ha aggiunto che il contrasto di Benedetto XVI ai crimini sui minori commessi da membri del clero è «sotto gli occhi di tutti».
Per l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, «qui c'è, dobbiamo dirlo molto concretamente, il solito tentativo anti-cattolico che tende in qualche maniera ad offuscare un'immagine che, dal punto di vista umano, è quanto di più prestigioso abbiamo nella nostra società».
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