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Questo articolo è stato pubblicato il 21 settembre 2011 alle ore 19:13.
L'ultima modifica è del 21 settembre 2011 alle ore 11:48.

La procura di Milano si costituirà in udienza davanti alla Corte Costituzionale che dovrà decidere su conflitto di attribuzioni sollevato da Camera e Senato per il cosiddetto processo Ruby dove il premier Silvio Berlusconi è accusato di concussione e prostituzione minorile. L'obiettivo della procura è mantenere il processo a Milano dopo che Camera e Senato si sono rivolti alla Consulta per chiedere che della questione si occupi il Tribunale dei Ministri. «La Camera si è arrogata il potere di interferire con l'esercizio del potere giudiziario al di fuori di qualsiasi previsione costituzionale», scrive l'avvocato Federico Sorrentino che, per conto del Procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha depositato alla Consulta una memoria per chiedere che venga dichiarato inammissibile o infondato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

La decisione dei pm milanesi era attesa, soprattutto dopo che una settimana fa il Senato aveva stabilito, con 151 sì, 129 no e due astenuti,che si sarebbe costituito in giudizio davanti alla Consulta nel conflitto di attribuzione sul "Rubygate", allineandosi alla Camera che aveva votato nello stesso senso ad aprile. La Corte costituzionale da parte sua aveva giudicato ammissibile il ricorso all'inizio di luglio, e ora, probabilmente entro la fine dell'anno, dovrà pronunciarsi anche sul merito. Sul caso Ruby è attesa anche la decisione della Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera, alla quale il premier, tramite i suoi legali, aveva inviato la richiesta di non utilizzare le intercettazioni telefoniche fra le ragazze coinvolte nei presunti festini di Arcore. (Ch. B.)

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