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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2011 alle ore 20:28.

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Appena nominato consigliere di amministrazione della Rai auspicò che «all'italico televisivo si sostituissero le nostre lingue, nella piena libertà federale». Molti lo ricordano per questo. O forse per la sua definizione piccata di Roberto Saviano («è il nulla, il vuoto pneumatico»), dopo che l'autore di Gomorra parlando di mafia al Nord aveva (su Rai Tre) attaccato la Lega. Docente universitario, ex membro del Cda Rai ed ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia, l'intellettuale leghista Ettore Adalberto Albertoni, eletto oggi membro laico del Csm , non è certo uno che le manda a dire.

Professore ordinario di Storia delle politiche nei suoi scritti ha più volte affrontato i temi dell'organizzazione autonomistica e federale dello Stato. E ha svolto diverso studi su uno dei padri del federalismo, Carlo Cattaneo. Fautore già in tempi non sospetti del federalismo reale e pienamente costituzionale, ha più volte sottolineato che in Costituzione il federalismo c'è, ma è rimasto verbale, cartaceo.

Un passato da socialista alle spalle (negli anni Settanta è stato vice segretario della federazione di Milano, nella corrente di Antonio Giolitti), compagno di università - come lui stesso ha raccontato - di Bettino Craxi, è stato folgorato da Umberto Bossi. Lo ha definito un uomo «dall'istinto formidabile. E non di cattivi studi», oltre che «generosissimo, intelligente e con una fortissima carica di energia».

Cravatta verde e fazzoletto abbinato nel taschino è stato assiduo frequentatore di Pontida. Del resto nelle sue vene scorre sangue lombardo, con ascendenze venete. Nato nel 1936 a Sesto San Giovanni (Milano), è avvocato ed è stato docente di dottrine politiche all'Università degli Studi di Milano e dell'Insubria a Como. Per sei anni (dal 2000 al 2006), assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia e componente del Cda Rai (dal 2002 al 2003). Nel 2006 è stato eletto presidente del Consiglio della Lombardia, dove ha seguito l'iter per il nuovo Statuto, approvato il quale si è dimesso.

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