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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2011 alle ore 19:35.

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È considerata la capitale del Carroccio nonostante il consenso per il partito di Bossi non sia più quello di un tempo, come hanno dimostrato le ultime amministrative. È la sede storica della Lega quella che, secondo una vecchia convinzione dei lumbard, a chi la guida consegna le chiavi del partito. E poi da Varese arriva uno dei pesi massimi della dirigenza leghista, come Roberto Maroni ma anche il capogruppo alla Camera, il bossiano Marco Reguzzoni,che ne è stato per anni presidente della Provincia.

A Varese, nel Carroccio, gli occhi sono puntati sul congresso provinciale di domenica, con tre aspiranti alla segreteria: appoggiato da Reguzzoni c'è Maurilio Canton, che ha ricevuto l'endorsement del segretario federale; i maroniani tifano per Leonardo Tarantino; candidato di mediazione tra i due potrebbe essere Donato Castiglioni. Dopo la presa di posizione di Bossi per Canton, non è detto però che Tarantino resti in campo: potrebbe suonare come una sfida aperta al capo. Nel direttivo provinciale i posti sono nove e sia i maroniani sia i (cosiddetti) cerchisti sono convinti di avere la maggioranza degli oltre 200 delegati.

Stando ai precedenti di questi mesi nei congressi provinciali i maroniani sono, complessivamente, in vantaggio, nel senso che si sono già imposti in sfide importanti (come a Brescia e in Valle Camonica).
Sotto traccia, almeno per il momento, resta un'altra sfida importante, quella per la segreteria regionale del Veneto, per la quale il sindaco di Verona, Flavio Tosi si avvia a sfidare il segretario uscente, Gian Paolo Gobbo.

Non a caso il Veneto continua a essere il centro delle fibrillazioni più forti nel Carroccio. Giancarlo Gentilini, pro-sindaco di Treviso, considerato un eretico all'interno del movimento, ha sfiorato d'un soffio l'espulsione dal partito per aver preso posizione a favore di Giorgio Napolitano. «Questioni come la Padania - aveva detto - sono un diversivo. È sempre stata un sogno, un'aspirazione e resterà tale perché la realtà è diversa. L'Italia è una e indivisibile e Napolitano ha fatto un richiamo all'ordine».

Sempre nel Veneto, nel vicentino, altri due leghisti starebbero per ricevere la lettera raccomandata per l'espulsione dal Carroccio, colpevoli di aver rivolto fischi al segretario regionale alla festa leghista di Schio lo scorso agosto. L'assessore all'urbanistica di Arzignano, Umberto Zanella, e il consigliere comunale Guglielmo Dal Ceredo si sono difesi con una battuta spiegando di non sapere nemmeno fischiare. Zanella rivendica di poter affermare di non essere d'accordo con la politica di Bossi, Calderoli e Gobbo, così come non ha apprezzato l'inserimento del figlio di Bossi, Renzo,ai vertici del partito. E il sindaco di Arzignano, Giorgio Gentilin, fa sapere di volerne parlare con il sindaco di Verona. Quello stesso Flavio Tosi che pure (qualche settimana fa) ha evitato per poco l'espulsione dal Carroccio per l'appoggio allo sciopero dei sindaci contro i tagli agli enti locali decisi dal Governo e per le dichiarazioni sulla stagione politica di Silvio Berlusconi che considera «esaurita».

La strigliata di Umberto Bossi nei confronti di chi «parla a vanvera» ha acuito le tensioni nel partito. Molti nella Lega l'hanno letta come un intervento di censura nei confronti dei sindaci ribelli, in particolare Flavio Tosi, richiamato anche dal ministro Roberto Calderoli che lo ha minacciato di espulsione per aver definito «filosofia» la Padania. Da Tosi, a Verona, è corso poche ore dopo un altro ministro leghista, suo alleato nel partito, Roberto Maroni.

Intanto Gian Paolo Gobbo, segretario regionale in Veneto, non arretra di un millimetro. «Chi non condivide la linea del partito - dice - deve essere moralmente capace di dire che se ne va». Però precisa: «Gentilini e Tosi non hanno bisogno di essere perdonati, esprimono delle opinioni».
Se Tosi sta provando la sua forza elettorale in vista del congresso regionale, Gian Paolo Gobbo non ha alcuna intenzione di farsi da parte.

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