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Questo articolo è stato pubblicato il 21 ottobre 2011 alle ore 22:26.

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(Reuters)(Reuters)

Con 40,3 milioni di ettolitri si è chiusa la vendemmia più scarsa degli ultimi sessant'anni e gli entusiasti non potranno suonare le campane perché "abbiamo battuto la Francia", che poi - quando capita - si tratta sempre di record per quantità, e mai di valore.

Piuttosto, la Francia resta sempre il nostro faro se si tratta di marketing del vino, come nel caso della Vendemmia di Via MonteNapoleone organizzata dall'Associazione della lussuosa via milanese ieri sera, dalle 19.30 alle 22.30. L'evento è stato modellato su Vendanges Montaigne iniziativa promossa da diversi anni nella via parigina dell'alta moda. In circa 30 boutique altrettante Case vinicole propongono degustazioni aperte al pubblico, in un connubio all'insegna del bien vivre.

Tornando alla vendemmia, quella vera, la qualità del raccolto è variabile a seconda delle zone. I vini bianchi, le cui uve sono state raccolte in agosto, raggiungeranno punte di ottimo, mentre a soffrire saranno i rossi dove il settembre torrido ha sciupato quella che sarebbe potuta essere una vendemmia memorabile.

Purtroppo a guastare la festa sono state «le temperature record, con picchi oltre i 30 °C anche al Nord e nelle zone di montagna, le scarse precipitazioni e un'estate che sembrava non dover finire mai», commenta Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi.

Parlando strettamente di quantità, l'Italia è spaccata in due. Il Centro-Nord, fino alla Toscana, registra un calo produttivo da 0 a -15%, mentre il Centro-Sud, dalle Marche alla Sicilia, registra una pesante diminuzione da un -10 a un -25%. Mosca bianca, cresce la Sardegna, con +5%.

Il Veneto, con 7.930.000 ettolitri, si conferma la regione più produttiva per il quinto anno consecutivo, anche se in flessione del -5%. La qualità pare ottima. Il Pinot grigio, che continua ad avere grande successo all'estero, e le varietà a bacca rossa hanno registrato una diminuzione della produzione del -10-15%, mentre la quantità di Prosecco è sugli stessi livelli dell'anno scorso. Per fortuna, dato che le richieste del fruttato vino frizzante sono in continuo aumento e i prezzi delle uve stanno lievitando già per legge di mercato, senza che ci metta lo zampino anche la natura. Per Amarone e Recioto la situazione è ottimale: le uve sono giunte perfettamente sane e asciutte nei fruttai per l'appassimento. Prezzi +15-20% (Prosecco +10-15%).

Per quanto concerne le due regioni viticole italiane più famose al mondo, il Piemonte ha subito un calo del 10%, ma la qualità è ottima. È prevista una produzione di 2.700.000 ettolitri. Il Moscato sarà molto profumato, la Barbera presenta un'elevata intensità di colore e il Nebbiolo (per Barbaresco e Barolo) sprigiona grandi aromi con tannini morbidi. Anche la Toscana soffre una diminuzione di quantità (-15% per un totale di 2.430.000 ettolitri), con qualità interessante. L'uva è giunta in cantina sana, anche se in alcune zone il Merlot ha subito un appassimento dei grappoli a causa del forte caldo. Le contrattazioni evidenziano aumenti del +10%, tranne che per il Chianti, in sensibile diminuzione.

A proposito di Chianti, per comprendere a fondo lo "spirito" di uno dei territori che il mondo ci invidia, consigliamo una lettura molto affascinante, l'autobiografia del marchese Piero Antinori, da ieri in libreria ("Il profumo del Chianti, storia di una famiglia di vinattieri", Mondadori, 216 pagg., € 18,50). Piero Antinori, uno dei leader indiscussi non solo di Toscana, ma del panorama vinicolo internazionale, ripercorre attraverso sette vini la storia della sua famiglia e delle numerosi innovazioni portate nel settore dalla sua azienda.

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