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Questo articolo è stato pubblicato il 04 novembre 2011 alle ore 15:35.

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A sinistra Jacques Brunel con il presidente della Federazione rugby italiana Giancarlo Dondi (AFP PHOTO / Maurizio Parenti)A sinistra Jacques Brunel con il presidente della Federazione rugby italiana Giancarlo Dondi (AFP PHOTO / Maurizio Parenti)

«Equilibrio» è la sua parola chiave. Equilibrio tra attacco e difesa, tra mischia e trequarti, tra gioco e risultati, tra rigore e creatività. Ma anche equilibrio fuori dal campo, nella collaborazione tra le varie componenti del movimento rugbystico italiano. Con un'ambizione non nascosta: lavorare per essere competitivi ai vertici del Sei Nazioni nel giro di due tre anni e concludere il prossimo quadriennio (quello che lo lega agli azzurri) al sesto posto nel ranking mondiale.

Jacques Brunel, nuovo ct della Nazionale, si presenta così. Altre volte è capitato di essere messi di fronta a traguardi quasi da sogno, ma gli ultimi veri salti di qualità si devono a due guide francesi: Georges Coste (che è proprio di Perpignan, la città dove Brunel ha allenato fino alla scorsa stagione) e Pierre Berbizier, che nella prima metà del 2007 portò l'Italia all'ottavo posto nel ranking.

Sui risultati a medio termine sarà il tempo a parlare. Intanto la ricetta dell'equilibrio è senz'altro interessante. Si parte alla ricerca di un gioco un po' meno prevedibile, di una vocazione anche offensiva. Ci saranno gli uomini per riuscirci? Questa è la scommessa da vincere. Il ct ha già fatto sapere che il prossimo Sei Nazioni si giocherà con uomini già collaudati, mentre ci sarà tempo per fare esperimenti e provare giovani a giugno, durante i test match con l'Argentina e con Canada e Stati Uniti. Una tournée, va detto, più "morbida" di tutte quelle che ha dovuto affrontare Nick Mallett, predecessore di Brunel.

Sicuramente, si giocherà sui giovani la partita più importante. Da una parte le accademie federali per i ragazzi dai 16 anni in su, dall'altra i superclub Aironi e Benetton (con quest'ultimo, detto per inciso, che sta facendo benissimo nel Pro12, dove ha raggiunto il quinto posto in classifica grazie a quattro vittorie consecutive) per nuove leve da lanciare ai massimi livelli. Senza dimenticare gli altri campionati. Brunel garantisce attenzione.

E su questo fronte ha buone referenze. Il cinquantasettenne tecnico del Midi francese - che ha vinto due Challenge Cup (l'equivalente dell'Europa League nel calcio) nel 1998 e nel 2000, rispettivamente con il Colomiers e con il Pau, e che è stato allenatore degli avanti della Francia dal 2001 al 2007 - ha raggiunto il suo successo più importante con il Perpignan, portando la formazione catalana a vincere il campionato transalpino nel 2009, a 54 anni dall'ultimo trionfo. Ci è riuscito in base a un piano di rinnovamento partito nel 2007, con un via libera ai prodotti migliori del vivaio: nel XV di partenza per la finale vittoriosa con il Clermont Auvergne, 11 giocatori su 15 erano francesi e, di questi, sette erano catalani. L'anno dopo si è riproposta la stessa finale, ma l'esito si è capovolto, mentre nella stagione passata il Perpignan non è andato bene in campionato ma ha raggiunto la semifinale in Heineken Cup.

Adesso ci sono le sfide azzurre. La prima, il 4 febbraio 2012, non potrebbe essere più carica di significati, per Brunel e per l'Italia. Si gioca in casa della Francia vicecampione del mondo, a sua volta affidata a un nuovo tecnico: Philippe Saint-André, che ha preso il posto del non troppo amato Marc Lievremont. Intanto, altri due ct si sono dimessi. Peter de Villiers (altro allenatore non tanto gradito in patria) lo ha fatto in seguito all'onta di un Sudafrica eliminato nei quarti, mentre Graham Henry lascia dopo avere ottenuto il massimo: il titolo mondiale con i suoi All Blacks.

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