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Questo articolo è stato pubblicato il 10 novembre 2011 alle ore 19:14.

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Barack Obama (Epa)Barack Obama (Epa)

Obama prepara il suo viaggio di nove giorni nella East Coast - che inizia domani - con un preciso obiettivo all'ordine del giorno: contrastare una convinzione che si fa strada negli Stati Unitri, secondo cui l'emergente economia Asiatica starebbe eclissando quella americana.

«Stiamo perdendo il nostro posto nel mondo - ha detto Carla Hills, un ex capo negoziatore commerciale americano - in una conferenza del 4 novembre tenuta presso il Centro per gli Studi Strategici e Internazionali di Washington. «Altri ci stanno superando». A spaventare gli osservatori è soprattutto la crescita della Cina.

Minaccia o opportunità? Ma la crescita della Cina potrebbe invece alleviare le difficoltà dell'economia americana. Alcuni delle società più popolari in america, infatti, possono contare su clienti asiatici per far crescere il loro portafoglio ordini. La Texas Instruments di Dallas, per esempio, ottiene il 74 per cento dei suoi 14 miliardi dollari di fatturato annuo dall'Asia. Mentre Intel ha appena annunciato che il 67% dei suoi 58 miliardi di dollari di fatturato nasce in Asia, dove anche la Freeport-McMoran Copper & Gold raccoglie il 42 per cento dei suoi 22 miliardi dollari fatturato annuale.

Tre dati che saranno utilizzati da Obama per dimostrare che la Cina non è una minaccia, ma un'opportunità. Il rapporto con il mondo economico asiatico sarà quindi una costante in tutte le tappe del viaggio di Obama, che nei prossimi nove giorni percorrerà oltre 17mila miglia in cerca di una rinnovata popolarità.

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