Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 novembre 2011 alle ore 09:32.

My24

Con il passare delle ore il clima si surriscalda. La chiusura della settimana in borsa consente di non dover stare troppo attenti a dosare gli argomenti. Il Pdl lascia trapelare che la partita su Monti non è affatto chiusa, che si potrebbe puntare su un candidato interno, che tutto può tornare in discussione. Un tam tam che Silvio Berlusconi non trattiene, anzi rilancia. Il premier in un mix che oscilla tra rabbia e depressione non ci sta a venire umiliato, a vedersi Mario Monti che apre le «consultazioni» ancor prima di ricevere in consegna la campanella (quella che simboleggia il passaggio di consegne dopo il giuramento). Minaccia, Berlusconi, di essere pronto a presentarsi al Quirinale con i nomi di Dini o Alfano. Lo scrive oggi anche La Padania.
Ieri Bossi è tornato con Calderoli a Palazzo Grazioli. Al premier il Senatur ha ripetuto che il sì a Monti rappresenta la fine dell'alleanza con la Lega, disponibile invece a sostenere un governo Alfano (o in subordine Dini) anche allargato all'Udc. Di qui l'apertura del premier.

Giorgio Napolitano però non sembra disponibile a sopportare i salti d'umore del Cavaliere. Vuole chiudere la vicenda in tempi rapidissimi affinché l'Italia lunedì possa presentarsi all'apertura dei mercati con le carte in regola. Si racconta di una animata telefonata con Alfano e di un vis-à-vis con Letta per avere chiarimenti. Che qualcosa sia cambiato, che la strada non sia più così in discesa è un dato oggettivo. Ma questo non significa affatto che Berlusconi e con lui la gran parte del Pdl sia disposto a far saltare il banco, a dire «no» a Monti.
L'obiettivo è riconquistare un po' di campo. «Siamo noi ad aver il maggior numero di deputati alla Camera e siamo ancora maggioranza al Senato, avremo pure il diritto di sapere che cosa vuol fare il governo a cui ci si chiede di dare la fiducia?», è l'interrgoativo retorico posto dal premier, che ha davanti agli occhi le immagini dell'aula di Palazzo Madama che plaude all'ingresso di Monti.

Berlusconi vuol vendere cara la pelle. Ma per riuscirci deve anzitutto evitare la disgregazione del partito. Rialzare la testa e fare la voce grossa è un passaggio obbligato, per trattenere gli oltranzisti che invocano le urne tra cui spiccano Matteoli, Sacconi e Brunetta, pronti anche a votare contro il governo Monti.
Ma conquistare campo significa anzitutto riuscire a negoziare programma e composizione dell'esecutivo. Berlusconi ha bisogno di garanzie, anche personali. «Vuole un salvacondotto», conferma un autorevole esponente del Pdl, ricordando che la partita sulle frequenze del digitale terrestre non è chiusa, così come non è chiaro che fine faranno i provvedimenti in Parlamento su processo lungo e prescrizione breve. «Questo Governo che nasce e il nuovo Parlamento devono mettere fine all'uso politico della giustizia: conditio sine qua non per votare Monti. Ne ho parlato con Berlusconi», dice senza troppi giri di parole Giorgio Stracquadanio.

Una strategia che però non è condivisa da tutti. Il rischio che il gioco al rialzo messo in piedi dal Cavaliere possa provocare un corto circuito, non va però sottovalutato. Lo sanno bene quanti nel Pdl avrebbero preferito che già oggi si tenesse l'ufficio di presidenza che dovrà ufficializzare la posizione del partito di maggioranza relativa. «Non possiamo permetterci di mettere a rischio la tenuta del Paese, se non chiudiamo subito lo spread la prossima settimana vola a 700 punti....», diceva ieri sera un ministro. Il clima interno è molto teso. Lo conferma il duro e botta risposta tra Franco Frattini e Ignazio La Russa, con il mimistro degli Esteri che avrebbe accusato gli «ex fascisti» (Frattini sostiene di essere stato travisato) di contrastare irresponsabilmente il governo Monti dopo aver già provocato la rottura con Fini e il collega della Difesa che replica: «Fratti chi...?». La resa dei conti si terrà stasera. Dopo l'approvazione della legge di stabilità e le dimissioni al Colle di Berlusconi a Palazzo Grazioli ci sarà l'ufficio di presidenza. Se alla fine dovesse prevalere il sostegno a Monti è probabile che i contrari si uniranno per dar vita a una componente interna. Al momento però di scissioni nessuno parla.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi