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Questo articolo è stato pubblicato il 11 novembre 2011 alle ore 06:36.

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Quasi 150 milioni di euro tra crediti, fidejussioni e garanzie che la Banca Popolare di Milano ha concesso alla Atlantis/BPlus. In un atto del 26 ottobre, i sostituti procuratori di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici avevano definito quel finanziamento «incomprensibile». Per l'enormità della cifra. Per le dimensioni e la mission della banca cooperativa di Piazza Meda.
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di Claudio Gatti
E per l'opacità societaria del cliente che ha beneficiato di quegli aiuti: una ditta che opera nel settore del gioco d'azzardo la cui casa-madre ha sede nelle Antille olandesi ed è guidata da Francesco Corallo, «figlio di Gaetano, pregiudicato per criminalità organizzata».
Con un'ondata di perquisizioni eseguite ieri dagli ufficiali del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, i due pm hanno fornito la loro spiegazione di quel finanziamento. Che non sarebbe stato affatto «incomprensibile», bensì frutto di un'operazione sponsorizzata dall'ormai ex presidente di Bpm, Massimo Ponzellini.
I reati ipotizzati sono associazione a delinquere e ostacolo alle Autorità di vigilanza. «Consiglieri e dirigenti Bpm… hanno riferito che si trattava di una pratica chiacchierata sulla quale vi erano forti contrasti in seno al consiglio», si legge nel decreto di perquisizione. Che continua: «Per l'approvazione di questo finanziamento, Ponzellini si è impegnato personalmente in maniera del tutto anomala… giungendo a esercitare pressioni sugli organi deputati alla valutazione del finanziamento».
Secondo i pm di Milano, Ponzellini lo avrebbe fatto per tornaconto personale. «È emerso un quadro di collegamenti di natura economica assai significativo, che mette insieme Ponzellini… e La Monica (Alessandro, legale rappresentante di Atlantis/BPlus)» continua il decreto. «Si ha ragione di ritenere che documentazioni di tali rapporti possano rinvenirsi presso lo studio di certo Rubbi Guido». Il riferimento è a uno studio di commercialisti bolognesi perquisito ieri che prende il nome da Franco Ponzellini (ritenuto dalla Procura «probabile parente») e gestisce società sospettate di aver ricevuto fondi da Atlantis/BPlus. Una di queste è la GM762 Srl, azienda amministrata da Rachele Ponzellini, figlia del dirigente della Bpm. In una dichiarazione all'AdnKronos, Ponzellini si è però dichiarato «tranquillo».
Un ruolo altrettanto importante in questa vicenda risulta averlo avuto Antonio Cannalire, persona che, pur non ricoprendo formalmente alcun ruolo ufficiale nella banca, durante la gestione Ponzellini agiva come una sorta di consigliori del presidente. Tanto è vero che, sempre a detta della Procura, sponsorizzava pratiche provenienti dalla sede di Roma, interloquendo con i principali dirigenti di Bpm «su di un piano di supremazia». Cannalire è accusato di «rappresentare il terminale di un fascio di interessi di origine politico-imprenditoriale… diretti a ottenere finanziamenti».

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