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Questo articolo è stato pubblicato il 19 gennaio 2012 alle ore 14:36.

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Un presidio degli autotrasportatori a Palermo (Ansa)Un presidio degli autotrasportatori a Palermo (Ansa)

C'è chi parla di protesta di popolo e chi invece di un caravaserraglio ad alto tasso di infiltrazione mafiosa. Certo è che la protesta di agricoltori del movimento dei Forconi, pescatori, camionisti, il movimento politico Forza D'Urto, che il leader di Grande Sud Gianfranco Micciché ha definito «una rivolta di popolo» ha già avuto un primo effetto: paralizzare tutti i comparti produttivi della Sicilia, fermare il rifornimento di benzina causando la chiusura di tutte le pompe, rendere difficile il rifornimento dei supermercati dove le scorte stanno quasi per finire. Manco a dirlo i prezzi di alcuni prodotti sono schizzati alle stelle, cresce la speculazione e al mercato nero della benzina i criminali fanno buoni affari. Non solo: c'è ora il rischio delle forniture per gli ospedali e per il trasporto dei rifiuti in discarica.

Al quarto giorno di blocco le prime stime dei danni arrivano da Confindustria Palermo: dalla manifattura alla chimica, dal legno all'agroalimentare, dalla meccanica al tessile fino ai servizi, si registra un calo della produzione del 70% e una flessione sensibile intorno al 30% è segnalata dalle industrie del settore turistico. Dice il presidente degli industriali palermitani, Alessandro Albanese: «Sempre più imprese stanno comunicando le procedure di cassa integrazione per il proprio personale. I nostri automezzi sono stati sequestrati dai manifestanti. I nostri autisti sono stati costretti a chiudere i camion e proseguire a piedi, deploriamo questi ricatti e violenze degni di una guerra civile». Confindustria Palermo chiede che vengano forzati i blocchi e scortati dalle forze dell'ordine i camion e i tir che trasportano merci.

Sono rimasti a lungo inascoltati gli appelli di 11 associazioni di categoria anzi il presidente della regione si è premurato, come ha sottolineato il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, di incontrare uno dei leader dei movimenti che bloccano la Sicilia. E mentre la protesta si allarga a macchia d'olio in tutta la regione, è sempre Lo Bello a tornare sull'argomento ribadendo un allarme già lanciato nei giorni scorsi: «Tra gli agricoltori e gli autotrasportatori che stanno creando notevoli danni al sistema imprenditoriale, abbiamo rilevato direttamente, e attraverso i nostri associati, la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata». E trova una sponda autorevole in Francesco Messineo, capo della procura antimafia del capoluogo siciliano: «Se Confindustria ha questa cognizione del problema la situazione è della massima serietà. Per questo troviamo giustificato l'allarme lanciato dall'organizzazione degli industriali al quale sarà data grande attenzione».

Una situazione che appare molto grave e che qualcuno non esita a definire eversiva in cui difficoltà finanziarie di vario genere (tra coloro che protestano anche le "vittime" della Serit, l'agenzia di riscossione della regione) cui non sono estranei esponenti dell'estremismo nero, come gli esponenti di Forza Nuova, ma anche in qualche caso, secondo alcuni testimoni, consiglieri comunali del Movimento per le autonomie, il partito del governatore Lombardo. Governatore che da oltre un'ora e mezza è in riunione a Palazzo d'Orleans con i rappresentanti di chi ha organizzato i blocchi: alla riunione partecipano anche i prefetti di Palermo e Catania. Resta poco chiara, comunque, la piattaforma rivendicativa: al centro di tutto c'è l'aumento del costo dei carburanti che certo ha un'importanza cruciale nella gestione di impresa. «Su questo fronte – dice Mario Filippello – non vi sarebbe motivo di protestare visto che già il Governo nazionale si è impegnato a risolvere i problemi».

Di sicuro sembra siano stati sbloccati i 15 milioni gestiti dalla Crias (la Cassa per il credito agli artigiani) di cui è presidente Rosario Alescio: in attuazione all'art 68 della legge regionale n. 6/2009, che prevede aiuti agli autotrasportatori, grazie a un fondo economico con una dotazione iniziale di 15 milioni, destinato a finanziare crediti di esercizio ed aiuti per gli investimenti, sono state approvate le prime 76 richieste di finanziamento per complessivi 2,46 milioni di euro. Le operazioni di pagamento sono già in corso di esecuzione mentre nei prossimi giorni si procederà allo scorrimento della graduatoria per l'impegno definitivo della complessiva dotazione finanziaria.

Intanto l'assessore regionale alle Infrastrutture e trasporti Pier Carmelo Russo ha convocato le associazioni di categoria per sabato. All'ordine del giorno la sottoscrizione del patto di legalità ma la riunione servirà anche a riattivare la Consulta regionale dell'autotrasporto e a mettere a punto nuove iniziative per sollecitare il Governo nazionale sulle politiche dei trasporti in Sicilia.

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