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Questo articolo è stato pubblicato il 21 gennaio 2012 alle ore 08:12.

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David Mills (Ansa)David Mills (Ansa)

Sta diventando una vera e propria corsa contro il tempo il processo Mills che vede imputato per corruzione giudiziaria l'ex premier Silvio Berlusconi. Nel corso dell'udienza che si è tenuta ieri si è innanzitutto definito il calendario delle prossime sedute. Un calendario serrato, al limite dello spasmodico, concordato tra l'accusa, rappresentata dal pm Fabio De Pasquale, e la difesa (avvocati Piero Longo e Niccolò Gemini), che dovrebbe portare a una sentenza l'11 febbraio: tre giorni prima della data nella quale scatterebbero i termini per la prescrizione dell'eventuale reato: il 14 febbraio (ma secondo altri conteggi il giorno fatidico potrebbe essere il 18). Sono otto le udienze previste nei prossimi venti giorni. Di queste quattro sono state fissate nel mese in corso: nei giorni mercoledì e giovedì 25 e 26, e martedì 31. Una lettera del presidente della Corte d'Appello di Milano è giunta al presidente del collegio Francesca Vitale per indicare «l'assoluta inopportunità che un'udienza si possa tenere anche il giorno sabato 28 gennaio, data dell'inaugurazione dell'anno giudiziario».

Il calendario di febbraio prevede invece sessioni nei giorni venerdì 3, sabato 4, lunedì 6, giovedì 9 e sabato 11. Ma il tour de force, stabilito dai giudici della decima sezione del tribunale penale di Milano potrebbe non essere quello definitivo. Accusa e difesa stanno ancora tentando di raggiungere un accordo. Dunque il calendario potrebbe ancora cambiare. Un'ulteriore seduta del processo era prevista anche per domani, ma dovrà lasciare il passo a un altro procedimento: quello per la compravendita dei diritti televisivi di Mediaset in cui l'ex presidente del Consiglio è imputato per frode fiscale.

In otto udienze, dunque, si dovrà cercare di arrivare a una sentenza. Ieri l'avvocato David Mills ha risposto, come di consueto in videoconferenza, al controesame degli avvocati di Berlusconi Longo e Ghedini, e ha ribadito quanto aveva già detto al pm. Ha insistito, innanzitutto, sul negare il fatto che l'oggetto della presunta corruzione giudiziaria (i 600mila dollari fategli avere in precedenza del processo All Iberian) gli fosse giunto da Berlusconi. Tutto inventato, dunque, e ha riconfermato che quel denaro, al contrario, sarebbe stato il frutto della compravendita di una nave dall'armatore Napoletano Diego Attanasio. Dunque la partita di giro che da Fininvest, attraverso il manager ticinese Carlo Bernasconi, avrebbe portato il denaro nei suoi conti, era una sorta di “scudo” nei confronti del fisco britannico.

Ha aggiunto un particolare a propria discolpa: avrebbe avuto la sensazione che la storia della percezione del den aro da Attanasio non sarebbe stata gradita dai pm. E dunque avrebbe preferito mantenere una versione differente e contraria alla Fininvest per non inasprire, pur non avendo ricevuto – ha tenuto a precisare - pressioni da parte della procura, i rapporti con i magistrati. Berlusconi intanto, nel pomeriggio di ieri, si è presentato in Tribunale e al termine dell'udienza ha dichiarato ai giornalisti presenti: «Qualunque sentenza sul caso Mills non avrà alcun effetto. Si continuano a spendere inutilmente i soldi dei contribuenti, quando dovrei essere assolto con formula piena». Poi ha fornito, ai giornalisti presenti, alcune cifre: «E' una cosa paradossale. Secondo i dati del ministero della giustizia esistono oggi in Italia 9 milioni di processi e 140mila prescrizioni ogni anno. A Milano processano solo me. Soltanto a luglio sono state fissate 61 udienze». Berlusconi è atteso in aula anche il 31 gennaio data in cui dovrebbe rendere delle dichiarazioni spontanee.

LE ACCUSE CONTRO L'AVVOCATO INGLESE

La vicenda Mills vede coinvolto come imputato l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver versato 600mila dollari all'avvocato David Mills (nella foto) per garantirsi il suo silenzio ai due processi relativi alle tangenti alla guardia di finanza per la questione All Iberian.

Nello specifico, secondo l'accusa, Mills venne pagato per non dichiarare quanto sapeva sulla proprietà e il controllo di società offshore di Fininvest B group, e quindi per non rivelare che di queste erano diretti beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi, produttore cinematografico scomparso nel 2001 e strettissimo collaboratore di Berlusconi, e Livio Gironi, allora tesoriere della Fininvest

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