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Questo articolo è stato pubblicato il 01 febbraio 2012 alle ore 06:37.


È stata la stessa norma istitutiva, nel decreto «Sviluppo» varato nel maggio del 2011, a ricordare i «notevoli ritardi accumulati» nell'impiego dei fondi strutturali europei, e a motivare proprio con questi presupposti l'accelerata per dirottare queste risorse agli incentivi fiscali per le imprese del Sud che assumono.
L'Europa, a ottobre, aveva dato il via libera al bonus, sotto forma di credito d'imposta, e il decreto «semplificazioni» approvato venerdì scorso dal consiglio dei ministri ha messo un altro mattone al castello, prorogando l'incentivo fino al maggio 2013. C'è solo un piccolo problema: per partire davvero, l'incentivo ha bisogno di un accordo fra Governo e Regioni per individuare la quota di fondi strutturali (circa 500 milioni secondo la Ragioneria dello Stato) da dedicare alle assunzioni al Sud e decidere quanto assegnare in ogni Regione, ma in otto mesi il tema in Conferenza Stato-Regioni non si è mai affacciato. Nel frattempo negli ordini del giorno (scritti dal Governo) della Conferenza si è visto di tutto, dal «riconoscimento dei panel di assaggiatori per l'olio d'oliva» alle nomine della «Commissione consultiva per lo spettacolo dal vivo», ma del bonus assunzioni nemmeno l'ombra, neanche fra i 22 punti in programma per la riunione del prossimo 2 febbraio.
Peccato, perché all'indomani del «sì» europeo il Governo allora guidato da Silvio Berlusconi aveva promesso di far partire al volo «la procedura per una rapida attuazione dello strumento», ma nonostante il peggioramento continuo dei dati Istat sull'occupazione altre emergenze hanno avuto la meglio. Peccato anche perché l'aiuto è rivolto alle Regioni del Sud, le più difficili dal punto di vista del lavoro e, al loro interno, alle categorie più in difficoltà (over 50, privi di diploma e di un lavoro retribuito da almeno sei mesi). Sempre secondo la Ragioneria dello Stato, l'incentivo permetterebbe la creazione di ben 42.300 nuovi posti di lavoro.
L'aiuto è un credito d'imposta (50% dei costi salariali del primo anno, o dei primi due anni nel caso di lavoratori «particolarmente svantaggiati» in base alle regole comunitarie), per cui il momento cruciale per sfruttarlo è quello dei versamenti unificati a debito, con l'F24. Un meccanismo come questo, però, funziona se è in grado di aiutare la programmazione, perché soprattutto nel Sud sono poche le imprese, in particolare medie e piccole, che scommettono su assunzioni con il rischio di trovarsi poi escluse dall'incentivo per l'incertezza sui criteri di calcolo. Un rischio tutt'altro che teorico, dal momento che è la stessa norma a prevedere, dopo l'intesa per ora «fantasma», un decreto per fissare i «limiti» ai finanziamenti e un sistema di monitoraggi che, in caso di sforamento degli oneri rispetto ai programmi iniziali, provveda a ridurre il Fas (fondo aree sottoutilizzate) per garantire che il meccanismo vada in porto senza mettere in pericolo i saldi di finanza pubblica. Precauzioni per certi versi ovvie, perché le risorse non sono certo infinite: e proprio la "coperta corta", all'interno di dotazioni che nascono come integralmente regionali prima di ingolfarsi nei soliti ritardi di programmazione, può aiutare a capire le ragioni che fanno ritardare l'intesa fra il ministero dell'Economia e i governatori. A questo punto la partita deve tenere conto delle ultime novità, prima di tutto il fatto che il termine per le assunzioni «agevolate» scade a maggio 2013 e non più a maggio 2012: una novità,questa, che non diminuisce l'urgenza di trovare il prima possibile regole certe per far partire davvero l'aiuto.
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