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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2012 alle ore 06:41.

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AFGHANISTAN
Rogo Corano, morti e proteste anti–Usa
È di almeno sette morti e decine di feriti il bilancio del secondo giorno di proteste anti-americane e anti-occidentali scoppiate in diverse città dell'Afghanistan, in seguito al rogo di alcune copie del Corano scoperto martedì nella base americana di Bagram. Nella capitale afghana la folla inferocita ha costretto l'ambasciata Usa alla chiusura e lo staff è rimasto bloccato all'interno. Appello alla calma del presidente Hamid Karzai: «Le proteste - ha detto - sono un diritto del popolo, ma io chiedo ai miei connazionali di evitare la violenza».
INDIA
Terzi: marò liberi prima possibile
Continua il pressing diplomatico dell'Italia sul caso dei marò, i due fucilieri del Battaglione San Marco a bordo della petroliera "Enrica Lexie" per proteggerla dai pirati, fermati in India dopo aver sparato a due pescatori. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi (nella foto), in un'audizione al Senato, ha ribadito che l'Italia vuole riportare a casa i due militari «più presto possibile» perché «la tutela dei nostri connazionali e militari con funzioni di pace è assoluta». Terzi ha assicurato che sono stati attivati «tutti i canali disponibili» e che le autorità indiane hanno offerto «un avvio di collaborazione». Intanto è iniziata a New Delhi la missione del sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura.
AUSTRALIA
Lascia il ministro degli Esteri Rudd
Il ministro degli Esteri australiano, Kevin Rudd, si è dimesso, in contrasto con il premier Julia Gillard. «Non posso proseguire nel mio incarico senza il sostegno del premier» ha detto Rudd nel corso di una conferenza stampa tenuta a Washington, dove si trovava in visita. Le dimissioni, secondo alcuni analisti, si devono alla corsa interna alla leadership, che Rudd tenta di conquistare.
NUOVA ZELANDA
Libero il fondatore
di Megaupload
Il fondatore del sito web di file-sharing Megaupload, Kim Dotcom (nella foto), è stato liberato ieri su cauzione dalla giustizia neozelandese. Il 38enne tedesco era stato arrestato il 20 gennaio scorso con l'accusa di violazione di copyright. Per Dotcom gli Stati Uniti hanno chiesto più volte l'estradizione sottolineando il «rischio di fuga» dal Paese. Secondo il giudice Nevin Dawson, tuttavia, il rischio è ridotto dal fatto che tutti i beni di Dotcom sono stati sequestrati e gli inquirenti non hanno trovato nessun altro conto bancario a suo nome. «Mi sento sollevato perché andrò a casa e vedrò la mia famiglia, i miei tre figli piccoli e mia moglie incinta», ha dichiarato.

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