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Questo articolo è stato pubblicato il 03 marzo 2012 alle ore 08:12.

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ROMA
Un deficit in deciso calo, il saldo primario tornato in attivo, ma anche uno stock del debito molto elevato (lo stesso del 1996) e una crescita media annua gracilissima per via della recessione in arrivo negli ultimi due trimestri. È la fotografia del 2011 scattata ieri dall'Istat che ieri ha comunicato il conto economico delle risorse e degli impieghi. Lo scorso anno il Pil italiano ai prezzi di mercato è stato pari a 1580 miliardi e 220 milioni di euro correnti e la sua crescita in volume è sta pari allo 0,4 per cento (ma il Pil del 2010 è stato rivisto e dall'1,5 è salito all'1,8%), a fronte del +1,7 per cento francese del +3 per cento tedesco dell'1,7 per cento fatto registrare dagli Stati Uniti del +0,9% della Gran Bretagna e della flessione pari a -0,9 per cento del Giappone.
L'indebitamento netto della Pubblica amministrazione è invece sceso nel 2011 al 3,9 per cento (era stato pari al 4,6 per cento nel 2010): il dato è solo lievemente superiore rispetto alla stima presentata dal Governo Monti in dicembre subito dopo l'annuncio delle misure di austerity (3,8%) e con ogni probabilità questo lievissimo rialzo si deve a un denominatore più basso del previsto (la frenata del Pil è stata maggiore di quanto non si attendesse il Governo che prevedeva una crescita dello 0,6 per cento). Un elemento nettamente positivo è il ritorno al surplus del saldo primario (15,6 miliardi di euro nel 2011 pari all'uno per cento del Pil): si tratta di un dato che colloca il nostro Paese in una posizione decisamente favorevole nel confronto con alcuni dei Paesi principali dell'Eurozona, fanno osservare, ad esempio gli economisti di UniCredit research. La nota dolente, ovviamente, riguarda lo stock del debito pubblico, che lo scorso anno è stato pari a 1897,9 miliardi di euro (ovvero al 120,1 per cento del Pil dopo il 118,7 fatto registrare nel 2010). Le solide basi delle tre manovre da 5 punti di Pil tuttavia fanno ritenere che quello raggiunto lo scorso anno sia un picco e che questa percentuale tornerà a scendere l'anno prossimo. Quanto alle entrate delle amministrazioni pubbliche, la pressione fiscale complessiva (espressa come ammontare delle imposte dirette indirette in conto capitale e dei contribuiti sociali in rapporto al Pil) è risultata la scorso anno pari al 42,5% in lievissima riduzione -0,1 punti percentuali) rispetto al 2010.
Maggiore preoccupazione destano invece, in prospettiva le cifre relative al Pil e alle sue componenti. L'Istat ricorda infatti che nel 2011 a fronte di una crescita del prodotto pari allo 0,4% i consumi sono rimasti stazionari e gli investimenti fissi lordi hanno subito una contrazione dell'1,9 per cento. La spesa per consumi finali delle famiglie, in particolare nel 2011 è cresciuta dello 0,2% (era salita dell'1,2% nel 2010. A trainare i consumi, rimarca l'Istat è stata soprattutto la spesa per i servizi (+1,6%) mentre il consumo di beni è diminuito. Particolarmente marcata in media d'anno annotano gli esperti dell'Istituto è stata la flessione della spesa per i generi alimentari (la contrazione è stata pari all'1,3%).
Molto preoccupato il commento dell'ufficio studi della Confcommercio: «La battuta d'arresto del Pil, sebbene largamente attesa, è la conferma che siamo ormai in piena recessione. Gli aspetti più critici riguardano, da una parte, la stagnazione dei consumi, dall'altra, la specificità italiana di questa fase recessiva. Rispetto al 2007l'Italia è ancora distante di oltre 4 punti percentuali dal suo massimo». Ce n'è quanto basta secondo gli economisti del Cer per stimare che a metà del 2012 la caduta del Pil raggiungerà il -1,8% rispetto allo stesso periodo del 2011, mentre un assestamento della congiuntura si dovrebbe osservare nella seconda parte dell'anno (in modo da garantire un dato medio annuo pari a meno 1,4 per cento). Rispetto ai livelli pre-crisi, la perdita cumulata di prodotto risulterà quest'anno secondo il Cer del 5,8 per cento.
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DATI MACROECONOMICI

0,4%
Crescita
Gli ultimi due trimestri del 2011 si fanno sentire sui numeri dell'intero anno: la crescita si assesta sullo 0,4% a fronte dell'1,8% del 2010
120,1%
Debito/Pil
Debito pubblico record alla fine del 2011 quando toccherà quota 120,1% raggiungendo così lo stesso livello del 1996. Nel 2010 era invece a quota 118,7%
3,9%
Deficit/Pil
Migliora la situazione dell'indebitamento. Dal 4,6% del 2010 si passa al 3,9% del 2011. Con un aumento dello 0,1% rispetto alla stima del Governo
42,5%
Pressione fiscale
Tra le buone notizie c'è un lieve calo della pressione fiscale che dal 42,6% del 2010 passa al 42,5 di fine 2011
-1,9%
Investimenti fissi lordi
In calo nel 2011 dell'1,9% mentre la spesa delle famiglie ha registrato un +0,2%

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