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Questo articolo è stato pubblicato il 03 marzo 2012 alle ore 08:11.

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BRUXELLES. Dal nostro corrispondente
I 27 hanno espresso ieri ottimismo sul futuro dell'Unione, promettendo tra le altre cose nuovi project bonds entro giugno. «Credo che stiamo voltando pagina», ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy. Le sfide tuttavia restano: dalle scelte controverse di politica economica in Spagna all'incerta ristrutturazione del debito in Grecia alle discussioni infinite su un potenziamento del fondo di stabilità Esm.
Nel giorno in cui 25 Paesi hanno solennemente firmato il fiscal compact, la nuova disciplina di bilancio, la Spagna ha messo in dubbio il risanamento dei propri conti pubblici, o meglio: la tempistica con la quale intende ridurre il proprio deficit. Parlando a Bruxelles alla fine di un Consiglio europeo di due giorni, il premier Mariano Rajoy ha annunciato di puntare a un disavanzo del 5,8% del Pil nel 2012.
L'obiettivo è ben superiore al 4,4% stabilito dal precedente Governo spagnolo insieme alla Commissione europea. Il primo ministro ha definito la revisione al rialzo «ragionevole». Da giorni ormai, Madrid sta facendo capire che gli obiettivi di finanza pubblica ereditati dal Governo Zapatero non possono essere rispettati. Non solo il deficit 2011 è stato dell'8,5% del Pil, ma l'economia è ormai in recessione.
Da Madrid, il ministro dell'Economia Luis de Guindos ha previsto per il 2012 un tasso di disoccupazione medio del 24,3 per cento. «Se penso che il nostro nuovo obiettivo sia nella norma? Sì, faremo un grande sforzo», ha affermato Rajoy, che ieri ha comunque insistito per dire che la Spagna intende ridurre il proprio disavanzo pubblico sotto al 3,0% del Pil nel 2013, come deciso a livello comunitario.
La presa di posizione spagnola è giunta soltanto poche ore dopo la firma del nuovo fiscal compact. Evidentemente l'effetto ottico non è dei migliori. Peraltro, la deriva delle finanze pubbliche riguarda anche l'Olanda. Per bocca del suo portavoce Amadeu Altafaj, la Commissione ha sottolineato che «rispettare gli obiettivi nei Paesi vulnerabili è stato e rimane uno dei pilastri della risposta europea alla crisi».
«La Spagna corre il rischio di provocare nuove tensioni sui mercati» avverte un diplomatico europeo, in un momento in cui rimane ancora grande incertezza sul futuro della Grecia. Nei prossimi giorni si capirà quanti investitori parteciperanno alla prevista ristrutturazione del debito. Il timore è che molti possano respingere l'offerta, trasformando l'operazione da volontaria a coercitiva e provocando nei fatti un fallimento.
La speranza è che le tensioni sui mercati siano smorzate dall'abbondante liquidità della Banca centrale europea. In questo senso, secondo l'espressione di un partecipante, il vertice di giovedì e venerdì ha avuto un'«atmosfera irreale». Si è parlato di come rafforzare la crescita economica, attraverso un rilancio del mercato unico, la nascita di obbligazioni europee per costruire nuove infrastrutture, investimenti in ricerca e sviluppo.
Nel contempo, però, non si è discusso del potenziamento del fondo di stabilità Esm, ritenuto da molti l'unico modo per evitare un contagio, nel caso di nuove tensioni greche, spagnole o italiane. Se ne dovrebbe parlare entro marzo (intanto si è deciso di effettuare due versamenti di capitale già nel 2012). Da qui ad allora, bisogna decidere non solo l'ammontare del fondo ma anche il rapporto dell'Esm con il suo predecessore, l'Efsf.
Come ha detto il cancelliere Angela Merkel le maxi-operazioni di liquidità dell'istituto monetario danno alla zona euro tre anni di tempo per mettere mano alla crisi dell'area (economica, ma soprattutto politica). «Il ruolo della Bce ci dimostra che non siamo ancora in una situazione completamente normale». I mercati sono in qualche modo «più calmi», ma «nulla ci indica che lo sconquasso è stato superato».
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Verso il deficit zero
IL TRATTATO
IL FISCAL COMPACT
Il Trattato di stabilità, coordinamento e governance (Patto fiscale) rafforza le regole della disciplina fiscale. Entrerà in vigore con la ratifica di 12 Paesi sui 25 contraenti. Ieri a Bruxelles c'è stata la firma (nella foto, da sinistra: l'irlandese Kenny, il greco Papademos e lo spagnolo Rajoy)
LE PARTI
Al nuovo Trattato aderiscono 25 Paesi: tutti i membri della Ue tranne Gran Bretagna e Repubblica Ceca (che non fanno parte dell'Eurozona). L'Irlanda, Paese Uem, ha convocato un referendum per la conferma dell'adesione al Trattato che si terrà entro tre mesi
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