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Questo articolo è stato pubblicato il 03 marzo 2012 alle ore 08:13.

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Altro che fiscal compact e tagli al debito pubblico a colpi da 40 miliardi all'anno (se non ci fossero quei provvidenziali ammortizzatori dei cosiddetti «altri fattori rilevanti») e non certo per azzerarlo ma semplicemente per ridurlo in 20 anni a livelli più sostenibili e in linea con i parametri di Maastricht (60% del Pil contro doppio attuale). Quel fardello da ben oltre 1.800 miliardi, che tramortisce l'economia italiana dissanguando il futuro del paese e che erode come tutti gli altri debiti dell'area la stabilità dell'euro, si potrebbe far sparire in poco più di 10 anni. Fanta-finanza? No.
Basterebbe farla finita una volta per tutte con il sommerso: con evasione (860 miliardi) ed elusione fiscale (150) che in Europa rubano al fisco nientemeno che 1000 miliardi all'anno. Una cifra superiore al totale dei 27 bilanci nazionali della sanità. Se recuperata, quella cifra potrebbe ripianare in meno di 9 anni anche tutto il debito europeo. A dirlo è uno studio inglese del Tax Research LLP, commissionato dal gruppo socialista dell'europarlamento e presentato alla vigilia del vertice europeo del 27 capi di Governo Ue che ieri hanno apposto la loro firma al fiscal compact ma finalmente, oltre che di rigore, hanno discusso anche di crescita e occupazione, di maggiore integrazione tra le economie europee. Tra gli strumenti il rafforzamento della cooperazione e il progressivo avvicinamento dei vari sistemi fiscali nazionali, gli occhi inevitabilmente puntati alla lotta contro le frodi.
Con oltre 418 miliardi l'Italia, nessuna sorpresa, detiene il record europeo dell'economia "nera" ( 27% del Pil, dati 2009). In soldoni, significa sottrarre all'erario più di 180 miliardi all'anno, altro primato europeo, pari al 27% del gettito complessivo, a quasi il 24% della spesa pubblica totale e addirittura al 228% di quella sanitaria.
Forse però è molto più stupefacente scoprire che le dimensioni del sommerso in Germania, con 399,8 miliardi, sono di poco inferiori a quelle italiane. Seguono la Francia, terza in classifica con 289,9, la Spagna con 239 e la Gran Bretagna con 212 miliardi. Risultato: a Berlino sparisce gettito per quasi 160 miliardi all'anno, a Parigi per 121, a Madrid per quasi 73, a Londra per poco più di 74 miliardi. Se poi il confronto si fa in percentuale del gettito perso, crolla persino il mito delle virtù civili scandinave: in testa gli svedesi con un'economia nera che fagocita il 18,8 del totale, poi a pari demerito finlandesi e danesi con il 17,7 per cento. La percentuale tedesca è al 16, quella francese al 15, l'inglese al 12 percento. La spagnola al 22,5. In genere i paesi dell'Est battono tutti gli altri, Italia compresa. Non a caso la media europea a 27 è al 22,1 percento.
Ma il rapporto sfata anche altri luoghi comuni: azzerando l'evasione, l'Italia si sbarazzerebbe del debito pubblico per l'esattezza in 10,2 anni. La Germania ce ne metterebbe invece 3 in più, cioè 13,1, la Francia 13,2, più del Portogallo (13). Con 17,1 anni la Grecia ci metterebbe meno dell'Austria (17,4), della Gran Bretagna (18,3) e molto meno dell'Irlanda (21,3). «Dimezzare quei 1000 miliardi di evasione entro il 2020, per stabilizzare i mercati finanziari, dare fiato all'economia europea recuperando entrate da destinare agli investimenti pubblici e al più rapido abbattimenti dei deficit riducendo la stretta del rigore» : ha insistito al vertice Martin Schultz il presidente dell'europarlamento. L'eurodeputato Leonardo Domenici, autore del rapporto sulla buona governance fiscale, batte sulla cooperazione internazionale, sullo scambio automatico di informazioni con i paesi extra-Ue. I 27 leader Ue ieri hanno recepito il messaggio. Si vedrà poi con quale esito concreto.
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