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Questo articolo è stato pubblicato il 09 marzo 2012 alle ore 07:46.

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FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente
In un anno turbolento come il 2011, la Banca centrale europea, accusata recentemente dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, di prendere rischi eccessivi e ieri dall'ex membro tedesco del consiglio esecutivo dell'Eurotower, Juergen Stark, di avere una qualità dell'attivo di bilancio «scioccante», sembra essersela cavata abbastanza bene.
Il surplus guadagnato l'anno scorso è stato di 1,9 miliardi di euro contro 1,33 dell'anno precedente. Dopo aver accantonato al fondo rischi 1,16 miliardi, portando il totale a 6,36, la Bce ha distribuito ai propri azionisti, cioè alle banche centrali nazionali dei 17 Paesi membri dell'Eurozona, un utile netto di 728 milioni di euro. Di questi, oltre un quarto va alla Bundesbank (il cui utile invece, come ha annunciato la scorsa settimana la banca centrale tedesca, si è dimezzato). La Banca centrale europea ha tra l'altro incassato interessi netti per un miliardo di euro dai titoli di Stato acquistati in base al programma Smp, varato nel 2010 e riattivato nell'estate scorsa nel pieno della crisi del debito italiano e spagnolo, altra iniziativa duramente contestata da parte tedesca. E che ha portato alle dimissioni nell'autunno scorso dello stesso Stark, oggi professore all'università di Tubinga, dopo aver provocato, a primavera, quelle del presidente della Bundesbank, Axel Weber.
Quanto a Stark, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha fatto notare in conferenza stampa che il capo economista era ancora in carica quando il consiglio ha votato, all'unanimità, le due operazioni di rifinanziamento triennale alle banche che ora sarebbero alla base, secondo le critiche di parte tedesca, del peggioramento della qualità dell'attivo della Bce e dell'aumento dei rischi. Stark però aveva già lasciato quando il collaterale è entrato sui libri della Bce, ha ricordato Draghi, e quindi difficilmente può esprimere un giudizio sulla sua qualità. «Quando lo vedrò, gli chiederò cosa voleva dire», ha ironizzato il presidente della Bce.
Nella giornata degli ex, c'è da registrare anche un intervento di Lorenzo Bini Smaghi, che a sua volta ha lasciato il consiglio lo scorso anno e oggi ha un incarico all'università di Harvard. In un'intervista a Bloomberg Tv, Bini Smaghi ha osservato che con la diffusione alla stampa della lettera a Draghi in cui contestava le nuove regole sul collaterale, Weidmann ha «minato la sua stessa credibilità». È un errore, ha sostenuto, rendere pubbliche queste discussioni.
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