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Questo articolo è stato pubblicato il 20 marzo 2012 alle ore 06:43.

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NAPOLI
È uno scenario allarmante quello che emerge dall'inchiesta della Dda di Napoli – 60 indagati, 47 arresti, tra cui 16 giudici tributari e un miliardo di euro sotto sequestro – sugli intrecci tra imprenditoria in odore di camorra e ambienti istituzionali. Al centro dell'indagine ci sono il Gruppo Ragosta di San Giuseppe Vesuviano e la sua tentacolare capacità corruttiva all'interno della commissione tributaria provinciale e la commissione regionale di appello. Grazie a soldi, regali e promesse di benefit a personale amministrativo e toghe, la holding – che poteva contare su una liquidità di 100 milioni provenienti dal clan Fabbrocino – riusciva a pilotare i «ricorsi tributari» per il «recupero di imposte non pagate» e a truffare l'Erario. In alcuni casi, il Gruppo assoldava come consulenti «in nero» i giudici in violazione delle «normative di settore che prevedono l'incompatibilità» tra le due funzioni. Al centro della trama, secondo gli investigatori, ci sarebbe Annamaria D'Ambrosio, «nella duplice veste di commercialista/consulente fiscale del Gruppo Ragosta e di giudice tributario», cui i pm contestano indebite interferenze, in combutta con i colleghi, per una serie di ricorsi del valore di oltre 150 mln di euro. Il gip, sul punto, è tranchant: «Le indagini hanno dimostrato una fitta rete composta da imprenditori, professionisti e giudici che attraverso uno scambio reciproco di favori, segnalazioni ed aggiustamenti di sentenze e di pilotamento delle assegnazioni a giudici relatori compiacenti… hanno per lungo tempo e con assoluta costanza turbato l'esercizio della giustizia tributaria offrendo l'indecoroso spettacolo di un vero e proprio mercato delle sentenze».
L'inchiesta dei pm antimafia, che si è avvalsa delle dichiarazioni di 6 pentiti di camorra, ha portato all'arresto – tra gli altri – di un noto docente di Diritto tributario, Enrico Potito, e di alcuni componenti dell'ufficio del Garante del contribuente per la Campania che avrebbero agito in combutta con gli evasori fiscali. Agli atti del procedimento c'è anche un riferimento a una pratica del padre dello scrittore Roberto Saviano. Ne parla un uomo in una intercettazione ambientale: «È raccomandato da Corrado Rossi (giudice tributario arrestato, ndr)… è un medico di base ha fatto la combine con i centri medici, le radiologie e mo' ha il fascicolo da me e poi Corrado Rossi mi ha raccontato tutta la storia, i genitori di Roberto Saviano si sono separati ed il padre... è mezzo imbroglioncello».
Tra i reati contestati anche il traffico di rifiuti, ipotesi che i pm associano a un possibile coinvolgimento del clan dei Casalesi, e una serie di intestazioni fittizie di beni dei Ragosta a prestanome per depistare le indagini sul riciclaggio di capitali. Ricostruzioni fermamente respinte dal legale della famiglia Ragosta, Mario Papa, che parla di «accuse paradossali».
«È una rilevante e vasta operazione che conferma la professionalità, l'impegno e le capacità investigative della Guardia di Finanza», ha commentato il comandante regionale della Campania, Giuseppe Mango. «In questa vicenda, peraltro, l'illecito comportamento di alcuni membri delle commissioni tributarie, alimentato da una inquietante trama corruttiva, era attuato a vantaggio di un noto ed imponente gruppo imprenditoriale contiguo alla camorra vesuviana, oggetto di molteplici e contemporanee verifiche fiscali ».
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