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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2012 alle ore 11:43.

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Sei Nazioni: il sorriso dell'Italia, il trionfo dei giovani Dragoni gallesi (Ansa)Sei Nazioni: il sorriso dell'Italia, il trionfo dei giovani Dragoni gallesi (Ansa)

Eccoci qua, con il 13° Sei Nazioni appena concluso, e qualcosa su cui sorridere. I 72mila dell'Olimpico (e qui si può immaginare che sorrida anche la figura mitologica del "cassiere", a fronte di biglietti venduti per un paio di milioni di euro) e una vittoria sulla Scozia, che ci evita magoni e rimpianti. Oddio, un rimpianto rimane, ed è quello di non avere battuto un'Inghilterra allora abbordabile. Ma è andata così (e la sostituzione di Burton con Botes è un punto interrogativo non piccolo sulla giovane gestione del ct Jacques Brunel).

A proposito di Brunel: l'ultima volta che l'Italia è riuscita a evitare il gradino più basso della classifica, alla guida c'era un altro francese, Pierre Berbizier. Era il 2007. Con Mallett ci eravamo sempre accomodati all'ultimo posto. Il suo rugby era più votato alla difesa, ma sostanzialmente dai numeri questo non si vede; né nel bene né nel male: nel 2012 il conto mete fatte-mete subite è stato 4-12, nel 2011 fu 6-15, nel 2010 5-12.
D'altronde il torneo di quest'anno non è ricco di segnature: in 15 match 538 punti (media partita 35,9) e 46 mete (media 3,1). Il Galles vince segnando 10 mete in tutto, 3 in meno dell'Irlanda, che però ne subisce 8, mentre la linea fatale dei Dragoni è stata violata solo 3 volte. Ma non si deve pensare che siano mancati spettacolo ed emozioni. Né la competizione è stata avara di giovani già approdati al successo. Anche qui comanda il Galles di Warren Gatland, ha spinto parecchio sulla linea verde: fra i titolari, dal n. 6 - Danny Lydiate, votato miglior giocatore del Sei Nazioni 2012 - al n. 15 ci sono solo giocatori che non superano i 25 anni, a parte il mediano di mischia Phillips. Ma che saggezza, che visione di gioco, che classe hanno questi ragazzi. E quelli meno giovani? Con tre successi coronati dal Grande Slam (2005, 2008, 2012) Gethin Jenkins e Adam Jones, piloni, più il terza linea Ryan Jones eguagliano il record di tre grandissimi loro connazionali degli anni 70. Quelli - Gareth Edwards, Jpr Williams, Gerald Davies, roba da mettersi sull'attenti - appartenevano alla cavalleria, ai "backs", mentre questi sono uomini di mischia.

Ma torniamo ai giovani. Spiccano il talento e il coraggio di Owen Farrell, che a 20 anni si piglia la maglia numero 10 dell'Inghilterra e il titolo di erede di Jonny Wilkinson, spostandosi da centro ad apertura nel corso del torneo, a scapito di Hodgson e Flood. Nella Francia che è andata in calando, Wesley Fofana è stato il più brillante. Per l'Italia il metaman è Giovanbattista Venditti, 22 anni ancora da compiere.
Due le squadre sicuramente soddisfatte. Innazitutto, il Galles che ha trionfato ed emozionato: un calcio di Halfpenny all'ultimo minuto per sorpassare l'Irlanda a Dublino, l'assolo di Scott Williams (21 anni) per la segnatura decisiva sul campo dell'Inghilterra e, nello stesso pomeriggio, la meta non assegnata a Strettle per quello che poteva trasformarsi nel pareggio dei padroni di casa. Felice può ritenersi, comunque, l'Inghilterra, che si è rinnovata più di tutte, è partita tentennando e ha chiuso vincendo a Parigi e distruggendo l'Irlanda: a questo punto l'"oscuro" ct ad interim, Stuart Lancaster, dovrebbe essere confermato.
L'Italia sospira di sollievo e pensa alla tournée di giugno nelle Americhe, che servirà a testare altri nuovi elementi e a portare avanti il gioco più espansivo ed "equilibrato" voluto da Brunel. Un gioco che si è potuto intravedere in qualche circostanza. Un esempio? Proprio nel match peggiore, quello contro l'Irlanda,a risultato ancora in bilico i 10 minuti che hanno preceduto la meta azzurra sono stati certamente di qualità. Ci sono nodi da sciogliere e problemi da affrontare. Ma è un po' meno gravoso farlo non avendo dovuto mettere un nuovo cucchiaio di legno in un cassetto già abbastanza pieno. Meglio non pensare a ciò che sarebbe successo in caso di sconfitta contro una Scozia tanto brutta come quella scesa all'Olimpico.

E dunque la Scozia a zero punti apre l'elenco delle insoddisfatte, dove troviamo anche Irlanda e Francia, che chiudono al terzo e al quarto posto con lo stesso bottino di due vittorie, due sconfitte e un pareggio (tra di loro). La performance dei verdi è stata condizionata dal 23-21 subito a Dublino dal Galles nel primo turno. Il talento non manca di sicuro (l'estremo Rob Kearney, per esempio, ha giocato un torneo eccellente), ma i risultati non sono stati all'altezza e la mischia, privata a metà torneo del faro O'Connell, è crollata nell'ultimo incontro. I transalpini del nuovo ct Philippe Saint-André, vicecampioni del mondo, hanno avuto il merito di rimanere al passo con i Dragoni nella prima parte del torneo, ma poi hanno perso lo smalto e hanno chiuso con due rovesci: brucia di più quello con l'Inghilterra, anche perché ha impedito a Dusautoir e compagni di lottare fino in fondo per il successo.
Francia e Irlanda hanno anche dovuto caricarsi di una fatica in più, quella di scendere in campo per quattro week-end consecutivi. Infatti lo scontro diretto di Parigi, in programma nella serata dell'11 febbraio, è stato rinviato pochi minuti dall'inizio perché, con una temperatura vicina ai 10 sottozero, il terreno era ghiacciato e pericoloso. Si è giocato all'inizio di marzo, in uno dei due fine settimana lasciati "vuoti", ma questo ha provocato un surplus che non può non avere influito sul rendimento dei due team. Magari se ne potrà ricavare una lezione: così come nel calcio, programmare una partita alle 21 in pieno inverno non è una grandissima idea. E pazienza se le tv che si sono aggiudicate i diritti dovranno trovare qualcos'altro per il "prime time".

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