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Questo articolo è stato pubblicato il 27 marzo 2012 alle ore 06:39.

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ROMA.
Con l'India non servono «prove muscolari». Occorre invece un «paziente» lavoro diplomatico per districare il caso «oggettivamente complicato» dei due marinai del battaglione San Marco, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, in arresto con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, parla così dopo aver incontrato il primo ministro indiano Manmohan Singh a margine del vertice di Seul. I fronti aperti sono due: quello dei militari italiani - Singh assicura che si impegnerà in prima persona per trovare una «soluzione amichevole» - e la liberazione di Paolo Bosusco, ancora nelle mani dei maoisti indiani. La mossa diplomatica di Monti giunge alla vigilia di una scadenza decisiva.
Oggi, infatti, l'Alta Corte del Kerala si pronuncerà sul ricorso presentato dall'Italia per contestare l'applicabilità delle leggi indiane: un difetto di giurisdizione contestato fin dall'inizio. Il risultato può essere una svolta nella vicenda: se fosse riconosciuta la titolarità esclusiva dell'Italia a giudicare, la sorte di Girone e Latorre sarà decisa, sul piano giudiziario, dal tribunale di Roma.
Il lavoro di Monti a Seul è tutto diplomatico, il presidente del Consiglio parla della «virtù indiana della pazienza». L'obiettivo è «alzare il più possibile le probabilità di esiti non sfavorevoli. Singh - ha precisato il premier - mi ha fornito assicurazioni sulla volontà di assicurare condizioni adeguate allo status militare». E di arrivare a una «soluzione amichevole a questo difficile problema umano» esplorando «tutte le strade possibili nel rispetto ovviamente dell'indipendenza del potere giudiziario indiano».
Il sottosegretario agli Affari Esteri Staffan de Mistura ieri a Roma illustra il contesto generale della questione e fa intendere l'azione diplomatica della Farnesina a 360 gradi: «Il caso è internazionale, oggi è toccato a noi, domani a voi: i militari non devono pagare quando vanno a fare il loro lavoro all'estero». La situazione è seguita ora per ora sia dal ministrodegli Affari Esteri, Giulio Terzi, sia dal titolare della Difesa, Giampaolo Di Paola. Timori non espressi circolano a proposito delle indiscrezioni secondo cui la perizia balistica fatta in India potrebbe essere sfavorevole ai due marinai italiani.
Insomma, o le pallottole che hanno ucciso i pescatori indiani nel Kerala «purtroppo erano italiane, o non lo erano» dice De Mistura. Ma anche se lo fossero, la posizione del governo è chiara: «I militari italiani non possono essere giudicati che in Italia». Se non andasse così si potrebbe prefigurare un pericoloso precedente. Singh ha garantito il suo impegno anche sull'altro caso che «preoccupa gli italiani» come ha detto Monti: quello di Bosusco, rimasto nelle mani dei ribelli dopo la liberazione di Claudio Colangelo. Singh ha assicurato a Monti che da parte indiana verranno fatti «tutti gli sforzi» per giungere alla sua liberazione.
Il negoziato tra membri del governo del chief minister Naveen Patnaik e due designati dai maoisti è ripreso ieri all'improvviso con note positive segnalate sia dal capo negoziatore governativo Un Behera, sia dai due delegati della guerriglia, che hanno azzardato perfino una possibile conclusione dei lavori per oggi.
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