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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2012 alle ore 08:12.

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Ieri gli ultimi contatti telefonici, oggi l'incontro dal quale potrebbe già venir fuori l'articolato da presentare come autonoma proposta di legge, per la quale sarà chiesta la sede legislativa. Sui soldi facili alla politica i partiti tentano di correre ai ripari. I tecnici di Pdl, Pd e Terzo Polo stanno mettendo a punto un testo che al momento punta anzitutto a migliorare controlli e trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche.

Sul quantum invece, ovvero sull'eventuale riduzione dei soldi trasferiti nelle casse delle segreterie politiche, sotto forma di rimborsi elettorali, se ne parlerà in un secondo momento. Questa almeno era la strategia delineata ieri sera dagli sherpa della maggioranza, che oggi riuniranno il tavolo tecnico. In realtà anche sui fondi potrebbe arrivare qualche novità. La decisione verrà presa probabilmente in occasione del vertice tra il premier Mario Monti e Alfano, Bersani e Casini che in questi giorni si sono tenuti in contatto telefonicamente.
L'ipotesi del decreto legge, che si ventilava nei giorni scorsi, sembra ormai accantonata per l'opposizione dei due maggiori partiti. Si opta per un disegno di legge ordinaria con un iter accelerato, attraverso la richiesta della sede legislativa che per essere concessa ha però bisogno dell'accordo di tutti i capigruppo oppure dei 4/5 dei componenti. Idv e radicali hanno già fatto sapere che si opporranno perché ritengono la proposta in preparazione «un pannicello caldo».

Al momento si punta anzitutto ad aumentare trasparenza e controlli. «Lavoriamo per garantire visibilità, trasparenza e possibilità di controllo dall'esterno, non solo dall'interno dei partiti, che si sono rivelati insufficienti», ha confermato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Nessuna authority, a verificare le spese dei partiti sarà la Corte dei conti. Il Pd però chiede anche la certificazione dei bilanci da parte di una società specializzata («Noi lo facciamo da quando il Pd è nato», ha rivendicato Bersani) ma su questo ancora non è stata presa una decisione. Previste anche sanzioni per chi non rispetterà le regole, a partire dalla restituzione dei contributi. Verranno anche modificati i tetti per le donazioni anonime dei privati (da 50mila a 5mila).

Sul fronte dei finanziamenti pubblici il segretario del Pdl Angelino Alfano ha rilanciato la proposta (di Osvaldo Napoli) di prevedere un contributo dei cittadini con sistema analogo al 5 per mille. Un'ipotesi però difficilmente percorribile: la scarsa fiducia dei cittadini nei partiti metterebbe seriamente a rischio la possibilità di reperire risorse attraverso questa opzione. «In 24 ore ‐ sostengono nel Pd ‐ non si può pensare di mettere mano all'intero sistema di finanziamento dei partiti e alla forma stessa di partito. Questo si farà semmai con la riforma dell'articolo 49 della Costituzione» ora all'esame in commissione Affari costituzionali della Camera.

Ma anche il Pdl frena. «Serve un sistema misto pubblico-privato in cui sia facilitata la possibilità di contribuire al finanziamento dei partiti», spiega il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. L'ipotesi lanciata dall'ex ministro degli Esteri Franco Frattini ‐ di «ridurre subito» i finanziamenti, sospendendo fin da ora l'ultima tranche da 100 milioni che deve essere corrrisposta a luglio ‐ al momento non ha molti sostenitori visto che c'è una campagna elettorale da finanziare.
Al contrario, si torna a parlare di «legge Mancia»: una sorta di norma che di fatto consente ai parlamentari di assicurare finanziamenti a pioggia a istituzioni, scuole, enti situati per lo più nel proprio territorio di appartenenza. Insomma, un modo per foraggiare il proprio elettorato distribuendo fondi pubblici. Il Terzo Polo si è messo però di traverso. «È lunare parlare ora di queste cose», avverte Gianluca Galletti dell'Udc. «Noi non ci stiamo. Soprattutto in un momento delicato come questo», dice l'esponente centrista. E si chiama fuori dalla «distribuzione» dei 100 milioni anche Bruno Tabacci dell'Api.

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