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Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2012 alle ore 06:43.

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LONDRA. Dal nostro corrispondente
S'è difeso, s'è anche scusato, ma non ha convinto. Non l'accusa e neppure, crediamo, i giudici di questo eccentrico "tribunale" sull'etica dei media britannici che è la Commissione Leveson, soprattutto non ha soddisfatto l'ansia di verità che muove Ofcom, l'authority per le telecomunicazioni chiamata a decidere se NewsCorp possa essere detentore, di fatto, della licenza televisiva della pay tv BskyB.
Forse non è dipeso dalla performance tanto gagliarda quanto drammaticamente fragile di Rupert Murdoch, ma è una curiosa coincidenza che due ore dopo la fine della deposizione del tycoon, Ofcom abbia deciso di muovere dalla fase ricognitiva a quella investigativa della valutazione sull'idoneità dell'editore a gestire una televisione. Significa che ora NewsCorp dovrà fornire documenti specifici su BskyB per consentire all'authority di valutare un caso che non si può più valutare rileggendo dossier di pubblico dominio.
Finiscono così le 72 ore che hanno sconvolto il maggior gruppo editoriale (media e tv) internazionale del pianeta. Era cominciato con le accuse neppure troppo velate al mondo della politica inglese lanciate da James Murdoch martedì, era proseguito con la ritirata, a tratti dignitosa, del padre Rupert che mercoledì aveva escluso di aver mai chiesto, aver mai fatto o aver mai ricevuto favori dall'establishment di Governo, è finita con un atto d'accusa ai suoi sottoposti.
«Il News of the World (ovvero il settimanale chiuso che intercettava il pubblico illegalmente a caccia di scoop pagando bustarelle ad agenti e pubblici funzionari, ndr) era una realtà aberrante. Ho fallito», ha detto puntando il dito contro sé stesso, ma solo per "omesso controllo" perché la cultura del cover up che dominava nel News nascondendo l'ampiezza del fenomeno delle intercettazioni, a lui era ignota. Colpa di manager di medio calibro, forse del direttore. «Dentro a quel giornale c'erano uno due persone, un avvocato con forte personalità, amici dei giornalisti che impedirono di riportare a Rebekah (Brooks, ex ceo dei giornali del gruppo, ndr) e James (suo figlio, ndr) quanto accadeva. Ne fummo vittime anche noi». Ovvero io non sapevo e la prima linea non sapeva, la colpa è di chi stava sotto. Eppure suo figlio aveva ricevuto una mail dal direttore che raccontava quanto fosse diffusa la cultura "spionistica" del giornale, ma James ha detto di non averla mai letta perché giocava con i figli in piscina cercando di smaltire il jet lag.
Qualche sopracciglio si leva in segno di ragionevole dubbio dinnanzi alla figura resa imponente dall'aura che filtra oltre l'età. È credibile la versione di Rupert? Restano buchi in questo muro di «non so, non sapevo, non ricordo» attutito da sincere assunzioni di responsabilità, avvolte in un drammatico presagio. «Fra vent'anni i giornali non ci saranno più», ha detto in un'appassionata ricostruzione del mondo prossimo venturo, perché saranno tolti di mezzo dalla «tecnologia distruttiva di internet». Parola del più grande editore al mondo che non mai ha rinnegato il piacere dell'inchiostro e il gusto della rotativa.
Qualche luce, dicevamo, nelle sue parole, ma molte ombre e qualche gaffe. Ad esempio quella secondo cui ebbe sette incontri con il premier David Cameron dopo la vittoria elettorale dei Tory e prima di lanciarsi nell'acquisizione, mai avvenuta, della totalità del capitale di BskyB di cui possiede il 39 per cento. Downing Street aveva parlato di due meeting e ieri lo ha ribadito, convincendo NewsCorp a dire di aver sbagliato. È possibile, ma il dubbio rimane e continua ad ammantare le relazioni fra i media di Rupert Murdoch e la politica di David Cameron.
La sensazione che il prezzo del sostegno politico ai Tory fosse il via libera al deal su BskyB resta, più forte di prima. Un deal che l'editore ha riconosciuto essere saltato «per colpa dello scandalo sulle intercettazioni telefoniche». Uno scandalo, ha ammesso che «resterà per tutta la vita una macchia sulla mia reputazione». Un punto sul quale, crediamo, abbia trovato il più ampio consenso.
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