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Questo articolo è stato pubblicato il 09 maggio 2012 alle ore 20:00.

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Verona, quarta tappa cronometro a squadre (LaPresse)Verona, quarta tappa cronometro a squadre (LaPresse)

Leviamogli il malocchio. Scacciamo quella nube nera che, come quella di Fantozzi, lo accompagna dalla Danimarca. Non è bello dare a un ragazzo combattivo come Taylor Phinney, che nella cronosquadre di Verona ha perso la maglia rosa, la patente della sfortuna. Anche perché proprio non se la merita. Però bisogna prendere atto che, da quando è salito alla ribalta nel prologo di Herning, la malasorte si è accanita con precisione chirurgica sul nostro amico americano tornato dal paese di Amleto con il piede destro ricucito come uno zampone.

Anche in questa cronosquadre, una prova dove non è permesso il minimo errore, Phinney ha pagato il suo dazio finendo in un prato dove aver calcolato male una curva. Una scena incredibile quasi da circo equestre: con l'ex maglia rosa che costeggia un fosso falciando l'erba col pedale. Non si sa come, il leader della Bmc è riuscito a mantenersi in equilibrio rallentando però il ritmo dei suoi compagni costretti ad attenderlo mentre lui, con una mano, si toglieva un vistoso ciuffo d'erba dal pedale.

"Una giornata schifosa", sbotta al traguardo Phinney. "Non ho parole. Non ce la facevo. Devo ringraziare i miei compagni che mi hanno portato fino al traguardo. Sono stati bravissimi. Io purtroppo non sentivo più le gambe…". Con le lacrime agli occhi, trascinandosi a fatica con il suo metro e 94 d'altezza, questo ragazzo, ormai adottato da tutti , ha abbracciato uno per uno i suoi compagni che erano più mortificati di lui. Un bel gesto, che è bene sottolineare perché non è scontato che succeda. Un campione lo si vede anche da questi particolari, direbbe De Gregori.

E così addio maglia rosa. Che in questa lotteria dei secondi è finita sulle spalle di un corridore lituano di 24 anni dal nome piuttosto complicato: Ramunas Navardauskas. Il nuovo leader della classifica ha beneficiato dell'ottima prova della Garmin Barracuda, la squadra-jet ampiamente pronosticata alla vigilia di questa prova di 33,2km con partenza da piazza San Zeno e classico arrivo all'Arena di Verona. Una prova non facile dove l'importante era riuscire a mantenere un assetto compatto soprattutto nella parte più tecnica, con curve piuttosto impegnative e tratti stretti di salita. Comunque la Garmin ha viaggiato come un treno infischiandosene che un pezzo da novanta come Alex Rasmussen, ancora terzo in classifica, si fosse staccato come un vagoncino che vede allontanarsi il resto del convoglio. Alla Garmin interessava vincere. E cosi ha fatto.

E lo stesso Novardauskas, primo lituano in maglia rosa, nell'ultimo tratto ha rischiato grosso rischiando di sfilarsi. Ma questa volta, fiutando il filotto, il trenino Usa ha lievemente rallentato per portare al traguardo la nuova maglia rosa. Baci, abbracci e cielo blu in una Verona da cartolina che ha permesso al sindaco Tosi, fresco di riconferma, di ricordare quanto sia intenso il legame tra il ciclismo e la città di Romeo e Giulietta. Il quadretto di circostanza non è però bastato a cancellare quell'ombra di malinconia per la sfortunata odissea di Phinney che però avrà altre occasioni per mettersi in mostra.

Altri dettagli in proiezione per gli aspiranti alla vittoria finale. Dietro la Garmin si è piazzata, con un ritardo di 5 secondi, la k Katusha di Joaquin Rodriguez, uno dei maggiori favoriti. Questo exploit ha permesso allo spagnolo di guadagnare una ventina di secondi su Roman Kreuziger (Astana, quarta) e suIvan Basso (Liquigas, settima) e una trentina su Michele Scarponi (Lampre 12esima). Inutile fare i conti adesso per il futuro. Come dicono i corridori, il Giro è ancora lungo. Ma intanto godiamoci questa girandola di cambiamenti di scena. Già nella quinta tappa, Modena-Fano di 209 km, frazione per velocisti, ci potrebbe essere un nuovo colpo di scena. Sono tutti lì in un fazzoletto di secondi. Sotto chi tocca.

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