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Questo articolo è stato pubblicato il 17 maggio 2012 alle ore 06:39.

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Le banche spagnole sono ancora esposte sul mattone per 323 miliardi di euro, una cifra che vale il 30% dell'intero Pil nazionale e che non è bilanciata dagli accantonamenti per far fronte alle perdite future che secondo Barclays ammontano a circa 110 miliardi di euro.
È la fragilità delle banche oggi il problema più grave della Spagna, la ferita attraverso la quale si diffonde il contagio. Solo i prestiti della Bce hanno permesso al sistema finanziario di non andare il default. Il Governo di José Luis Zapatero ha cercato di risolvere la situazione creando fondi pubblici di emergenza, l'attuale Governo conservatore è intervenuto per favorire le fusioni tra società del credito - senza tuttavia raggiungere i risultati sperati come ha dimostrato la nuova crisi di Bankia - salvo poi annunciare lo scorso fine settimana una riforma che poggia su tre elementi: trasparenza per individuare gli asset tossici dell'immobiliare, bad bank per isolare i crediti e le proprietà di dubbio valore, maggiori riserve per prevenire ulteriori svalutazioni.
Sotto insistenza dell'Eurogruppo la Spagna ha cercato di abbreviare i tempi dell'analisi indipendente di tutto il portafoglio del proprio sistema bancario chiedendo anche aiuto alla Bce. Sulle riserve il Governo ha chiesto alle banche un ulteriore sforzo ma è difficile che il sistema possa risanarsi senza un nuovo ricorso a risorse pubbliche. Rbs stima che serviranno capitali per altri 100 miliardi di euro.
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