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Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2012 alle ore 18:26.

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Un aumento delle accise sui carburanti per finanziare i danni pubblici, e un'assicurazione per coprire i danni subiti dai privati. Sono i due strumenti introdotti dalla riforma della Protezione civile, approvata a fine aprile per chiudere il periodo del "commissariamento" introdotto dopo gli scandali che hanno chiuso l'era Bertolaso.

L'aumento delle accise oltre i tetti normali di legge è previsto come strumento chiave per finanziare le ricostruzioni senza metterle interamente a carico della fiscalità generale. In pratica, il testo della riforma prevede una doppia modalità: ad alzare il carico fiscale su benzina e gasolio può essere lo Stato, con un provvedimento dell'agenzia delle Dogane, e i Governatori, dopo la dichiarazione dello Stato d'emergenza. In entrambi i casi, gli aumenti non possono essere superiori a 5 centesimi al litro, ma va ricordato che la base del fisco sui carburanti era già stata alzata dal decreto «salva-Italia», e che a inizio anno la Corte costituzionale aveva già bocciato la "tassa sull'emergenza".

La riforma reintroduce anche l'assicurazione volontaria anti-calamità. Già ora, in verità, le compagnie offrono forme di assicurazione per queste ipotesi, il cui prezzo varia ovviamente in ragione del rischio di terremoti o alluvioni nell'area in cui si trova l'immobile. Il nuovo testo lancia un riordino delle polizze, affidando a un Dpcm il compito di trovare formule di agevolazione per i sottoscrittori di queste assicurazioni.

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