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Questo articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2012 alle ore 07:27.

VARSAVIA - «È una sfida all'intera Europa, ne abbiamo avuto la prova con quello che è successo sui mercati». La giornata di Giorgio Napolitano a Varsavia si chiude con una riflessione che sa di allarme e soprattutto di richiamo forte ai leader europei affinché stringano in fretta un nuovo patto per mettere in sicurezza l'euro. Le parole le pronuncia nel pranzo di stato offerto dal presidente della Repubblica, Bronislaw Komorowski, quando il crollo di Piazza Affari e la bufera sui titoli bancari italiani hanno segnato un'altra giornata nera.

Molto diverso era stato il tono dei listini all'apertura delle Borse quando si intravvedeva una giornata, sì, incerta ma non negativa come poi si è rivelata. L'intesa sulla Spagna aveva dato segnali positivi e il capo dello Stato ne aveva voluto sottolineare l'importanza – «salutiamo con soddisfazione l'accordo sulla crisi bancaria spagnola» – ma rimarcando quanto lontano fossero i veri obiettivi. E innanzitutto l'urgenza di «dotare il sistema europeo di nuove forme di garanzie comuni che evitino il ripetersi di crisi acute per errori e debolezze anche interne, come è accaduto in Grecia».

E quando a sera arriva quel segno meno così marcato della Borsa, riflette con il suo entourage che non basta «il segnale positivo che pure c'era stamane perché quello della chiusura di Piazza Affari conferma i pericoli a cui far fronte». Quello che non c'è, Napolitano lo dice con chiarezza pur senza entrare nel dettaglio degli strumenti di cui si discute, dall'unione bancaria a meccanismi solidali sui debiti pubblici. «Forte integrazione delle politiche fiscali ed economiche ma anche solidarietà e visione comune». "Solidarietà": questa è la chiave ora che il rischio contagio diventa più concreto per l'Italia e per tutta l'Ue e nel menù non ci può essere solo la disciplina di bilancio, che pure il capo dello Stato definisce indispensabile. «C'è l'assoluta esigenza di procedere verso un'integrazione ormai anche politica e nel modo più deciso sulla base del metodo comunitario previsto dal Trattato di Lisbona» dirà al presidente Komorowski.

Dunque, c'è un cammino ancora da fare per affrontare una crisi globale «partita nel 2008 dagli Stati Uniti» e che si è poi propagata nell'area dell'euro. Insomma, la bufera non nasce qui, ricorda Napolitano, e le responsabilità vanno distinte bene con Washington ma adesso è all'Europa che tocca placarla per non diventarne la vera vittima. «Ciascuno a casa propria deve risolvere i problemi e noi lo stiamo facendo per quanto difficile e complicato si presenti il lavoro».

Ecco, sui compiti a casa dell'Italia, sono i cronisti ad incalzarlo, soprattutto sull'impasse del decreto sviluppo. «In questi giorni ho seguito molto il terremoto, lo stesso il premier Monti che è stato impegnato anche con le nomine Rai. Ho letto delle questioni relative all'indicazione della copertura, ora non so se sia già stato convocato il Consiglio dei ministri e per quando ma credo si stia per stringere». Una stretta indispensabile visti i dati Istat sul Pil che ieri davano un persistente segno meno sulla crescita italiana. E tanto più urgente è il tema-crescita se visto da qui, dalla Polonia, che – caso raro – sta vivendo una fase di sviluppo.

La questione è stata affrontata anche con il primo ministro Donald Tusk, che Napolitano ha incontrato nel pomeriggio, mentre già in mattinata aveva elogiato la «forte identità di vedute» sul processo di integrazione Ue.

Impossibile anche ieri non parlare della partita di domenica nel campo di Danzica contro gli spagnoli. «La bella prova della Nazionale non è merito mio ma posso dire che il modo in cui si è impegnata la squadra è una conferma di quello spirito di dignità e di consapevolezza nazionale che, io e le istituzioni, abbiamo cercato di infondere al Paese con le celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità». Impossibile pure non rispondere ai cronisti che lo incalzavano sulla polemica tra il premier ed Eugenio Scalfari sui poteri forti. «Fa parte di una schermaglia sofisticata nel merito della quale non voglio entrare». Ieri il pensiero era su uno spread ancora troppo alto.

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