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Questo articolo è stato pubblicato il 20 giugno 2012 alle ore 06:37.

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BRUXELLES. Dal nostro corrispondente
La riforma del sistema finanziario continua ad essere nell'agenda delle istituzioni europee. Ieri la commissione affari economici del parlamento ha approvato gli emendamenti a una proposta della Commissione europea per meglio regolamentare il lavoro delle agenzie di rating. Prima di entrare in vigore il pacchetto di norme dovrà essere oggetto di un negoziato a tre con il Consiglio e lo stesso esecutivo comunitario.
Il testo approvato ieri modifica alcuni aspetti della proposta originaria. I parlamentari hanno rivisto l'idea della Commissione - criticata da molte società perché ritenuta poco praticabile - di imporre alle aziende una rotazione ogni tre anni nell'uso delle agenzie di rating, con l'obiettivo di rafforzare la concorrenza ed evitare conflitti d'interesse. La proposta è stata mantenuta solo per i prodotti strutturati, portando l'obbligo della rotazione a cinque anni (si veda Il Sole 24 Ore del 16 novembre 2011).
Le agenzie di rating sono state attaccate in questi anni. Da un lato a queste società è stato rimproverato di non avere anticipato la crisi. Dall'altro sono state accusate di avere esacerbato lo sconquasso finanziario, riducendo i voti sovrani in momenti delicatissimi. Nel pacchetto di emendamenti approvato ieri, il Parlamento stabilisce che la pubblicazione delle analisi sui debiti sovrani delle agenzie di rating dovrebbe avvenire in specifici momenti dell'anno.
Eccezioni potrebbero essere ammesse in «circostanze eccezionali e imprevedibili», ma dovrebbero essere approvate dall'esma, l'ente europeo che vigila sui mercati. In un primo tempo, il relatore del dossier, Leonardo Domenici, aveva proposto la nascita di un'autorità europea incaricata di pubblicare rating. Nel documento votato ieri i parlamentari si dicono favorevoli a dare alle istituzioni europee «la capacità» di pubblicare la loro analisi sulla solidità creditizia dei governi.
«La crisi debitoria ha mostrato che le agenzie di rating hanno troppa influenza», ha detto Domenici, un deputato del partito democratico. «Abbiamo rafforzato le regole sui rating sovrani e sui conflitti d'interesse». Questo ultimo aspetto è legato al fatto che chi chiede un rating paga la società che glielo fornisce, creando un conflitto d'interesse. Da segnalare che l'idea di limitare a due o tre volte l'anno gli annunci sui debiti sovrani non piace a chi teme di contribuire a indiscrezioni e voci incontrollate.
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