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Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2012 alle ore 13:10.
L'ultima modifica è del 21 giugno 2012 alle ore 12:50.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
Una campagna di insinuazioni e sospetti su di me e sui miei collaboratori. Il Capo dello Stato parla con i giornalisti a Coppito, dove partecipa alle celebrazioni del 238esimo anniversario dalla fondazione della Guardia di Finanza. «In questi giorni - commenta il presidente della Repubblica - è stata alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti sul Presidente della Repubblica e sui suoi collaboratori costruita sul nulla». In riferimento a queste polemiche sul Quirinale, Napolitano ribadisce «l'assoluta correttezza della presidenza della Repubblica, ispirata soltanto a favorire la causa dell'accertamento della verità». «I cittadini - conclude - possono essere tranquilli che io terrò fede ai miei doveri costituzionali».
«Assoluta correttezza del comportamento della Presidenza»
«Si sono riempite pagine di alcuni quotidiani - osserva il capo dello Stato- con le conversazioni telefoniche intercettate in ordine alle indagini giudiziarie in corso sugli anni della più sanguinosa strage di mafia 1992-1993 e se ne sono date interpretazioni arbitrarie, tendenziose e talvolta persino versioni manipolate. Ma tutti coloro che sono intervenuti e stanno intervenendo, avendo seria conoscenza del diritto e delle leggi e dando una lettura obiettiva dei fatti - sottolinea ancora il Capo dello Stato - hanno ribadito l'assoluta correttezza del comportamento della presidenza della Repubblica, ispirato soltato a favorire la causa dell'accertamento della verità anche su quegli anni».
Intercettazioni: questione da risolvere con grande consenso
Intervenire per modificare la disciplina delle intercettazioni telefoniche e della loro pubblicazione, osserva il Capo dello Stato, «è una scelta che spetta al Parlamento, ed è per la verità una scelta da molto tempo all'attenzione del Parlamento. Se è da tanto tempo all'attenzione - osserva Napolitano - vuol dire che si tratta di una questione che meritava già da tempo di essere affrontata e risolta sulla base di un'intesa la più larga possibile».
Di Pietro attacca: «il Capo dello Stato non è al di sopra della legge» Replica il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: «il presidente della Repubblica - osserva - dovrebbe sapere bene che nessuno, neppure lui è al di sopra e al di fuori della legge. Prendiamo atto che avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso».
Il ministro Cancellieri: Quirinale al di sopra di ogni sospetto
«Sono pienamente d'accordo con il Presidente Napolitano: il Quirinale - ricorda il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, a margine delle celebrazioni - è al di sopra di ogni sospetto».
Dall'articolo de «Il Fatto» alla replica del Quirinale
Sabato un articolo del «Fatto quotidiano» ha fatto riferimento a una telefonata, intercettata, nella quale l'ex presidente del Senato Nicola Mancino avrebbe chiesto al consigliere giuridico del presidente della Repubblica, Loris D'Ambrosio, di parlare con Giorgio Napolitano dell'inchiesta nella quale era stato convocato come testimone a Palermo, quella sulla presunta trattativa Stato-mafia avviata nel 1992 da Cosa Nostra, in cui si paventava anche un coinvolgimento dell'ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, scomparso il 29 gennaio. Immediata la replica del Quirinale, che è arrivata con una nota - si legge nella comunicazione - che ovvie ragioni di correttezza istituzionale rendono naturale il più rigoroso riserbo, da parte dei consiglieri, circa i loro rapporti con il Capo dello Stato . Parlare a questo proposito di "misteri del Quirinale" è soltanto risibile».
Napolitano «ha richiamato l'attenzione di un suo alto interlocutore»
La nota spiega ancora che il Quirinale ha deciso di rendere noto, per garantire la massima trasparenza, il testo della lettera che il segretario generale della Presidenza, Donato Marra, ha inviato lo scorso 4 aprile al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Missiva in cui si dava conto della lettera con la quale il senatore Mancino «si duoleva» del fatto che fossero state adottate «forme di coordinamento delle attività svolte da più uffici giudiziari» sulla cosiddetta trattativa fra soggetti istituzionali ed esponenti della criminalità organizzata a ridosso delle stragi degli anni 1992-1993. «Conformemente a quanto da ultimo sostenuto nell'adunanza plenaria del Csm del 15 febbraio scorso, il Capo dello Stato auspica possano essere prontamente adottate iniziative che assicurino la conformità di indirizzo delle procedure ai sensi degli strumenti che il nostro ordinamento prevede». Dalla lettera - si osserva al Colle - risulta evidente che il presidente Napolitano «ha semplicemente - secondo le sue responsabilità e nei limiti delle sue prerogative - richiamato l'attenzione di un suo alto interlocutore istituzionale su esigenze di coordinamento di diverse iniziative in corso presso varie Procure». Esigenze - si aggiunge - espresse in più occasioni dal Capo dello Stato nella sua veste di presidente del Csm, fin dal giugno del 2009. L'obiettivo - ha concluso la nota - è quello di evitare «l'insorgere di contrasti ed assicurarne il sollecito superamento, proprio ed esclusivamente al fine di pervenire all'accertamento della verità su questioni rilevanti, nel caso specifico ai fini della lotta contro la mafia e di un'obbiettiva ricostruzione della condotta effettivamente tenuta, in tale ambito, da qualsiasi rappresentante dello Stato». Oggi è arrivata la replica del Capo dello Stato.
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