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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2012 alle ore 07:06.

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Dopo settimane di tentennamenti, il Governo spagnolo ha chiesto ieri ufficialmente l'aiuto europeo per ricapitalizzare le proprie banche in grave difficoltà dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Il sostegno dipenderà da una serie di condizioni, alcune delle quali potrebbero essere difficili da accettare per Madrid. In questo senso, il caso spagnolo è un test con il quale valutare anche la possibilità concreta di associare alla zona euro una unione bancaria.
La richiesta è giunta ieri mattina dal ministro delle Finanze Luis de Guindos, che ha confermato l'intenzione di giungere a un accordo sul pacchetto di aiuti con i partner della zona euro entro il 9 luglio, quando si terrà una nuova riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles.

La richiesta era attesa ormai da settimane. All'inizio del mese, i ministri finanziari della zona euro si erano riuniti in teleconferenza per mettere a disposizione della Spagna fino a 100 miliardi di euro.
«Sono certo che riusciremo a concludere un protocollo d'intesa a breve», ha detto il commissario agli Affari economici Olli Rehn. «Dobbiamo spezzare il legame tra bilanci bancari e bilancio sovrano», ha aggiunto il premier Mariano Rajoy. Voci di mercato però preannunciavano ieri una nuova riduzione dei voti di molte banche spagnole da parte di Moody's, poco rassicurata dal piano messo a punto dalle autorità europee per salvare il sistema finanziario spagnolo.

Né il Governo spagnolo né l'Eurogruppo hanno voluto precisare a quanto ammonterà l'aiuto. Due società di consulenza hanno spiegato la settimana scorsa che le banche spagnole avranno bisogno fino a 62 miliardi di euro, nel peggiore dei casi. L'ammontare esatto dipenderà anche dai negoziati che le parti avranno nelle prossime settimane. Per parte europea, la trattativa sarà affidata alla Commissione, coadiuvata dalla Banca centrale europea e dall'Autorità bancaria europea.

«Le condizioni degli aiuti riguarderanno le banche e il sistema finanziario nel suo insieme - ha precisato ieri Amadeu Altafaj, il portavoce del commissario Rehn -. In questo secondo campo, le misure concerneranno la regolamentazione creditizia e la sorveglianza bancaria». Il tema è politicamente delicatissimo. La Spagna ha fatto di tutto per limitare gli aiuti al sistema bancario ed evitare di trasformare il pacchetto in un salvataggio sovrano.
Il Governo spagnolo negozierà con l'obiettivo di limitare un intervento troppo invasivo nella sua politica economica. Va deciso tra le altre cose se i prestiti provverranno dall'Efsf e o dal suo successore, l'Esm, le cui linee di credito hanno lo status di creditore privilegiato.

Peraltro, molti economisti si chiedono se gli aiuti alle banche saranno sufficienti per evitare un salvataggio sovrano, tanto più che i prestiti andranno a pesare sull'indebitamento nazionale.
Dal modo in cui le trattative si svilupperanno si potrà anche capire quali saranno le possibilità di successo di una unione bancaria, che secondo la Bce deve basarsi su una vigilanza centralizzata, una garanzia in solido dei depositi e un fondo di risoluzione delle crisi bancarie.

A conferma della delicata situazione, il centro-studi Open Europe stima che il settore bancario in Spagna potrebbe avere bisogno fino a 110 miliardi di euro, sulla scia di un calo dei prezzi immobiliari di un altro 35%.
In questo contesto il Governo ha annunciato che in estate la Spagna presenterà un progetto di bilancio per il 2013 e 2014. Una Finanziaria su più anni era una condizione della Commissione per permettere all'Esecutivo spagnolo di portare il proprio deficit sotto il 3% del Pil non più l'anno prossimo ma tra due anni. Nei giorni scorsi, Chiara Cremonesi, economista di UniCredit, faceva notare che il Governo ha i conti statali sotto controllo. Il problema sono le finanze regionali.

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