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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2012 alle ore 06:41.

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MILANO
L'alleanza tra Pdl e Lega Nord in Lombardia è arrivata al capolinea, almeno per questa legislatura. Il Carroccio comincia a pensare ad un possibile election day per la primavera del 2013, quando, si augurano i vertici del partito, si potrà andare a votare sia per le politiche che per le regionali.
L'idea serpeggiava in via Bellerio già da settimane; poi, con la presunta indagine a carico del governatore lombardo Roberto Formigoni, le decisioni sembrano ormai prese. È quanto emerso ieri dal consiglio federale del Carroccio: l'incontro, già fissato, ha visto all'ordine del giorno non tanto la riorganizzazione del movimento, quanto l'alleanza con il Pdl e Cl in Lombardia. O meglio: con Formigoni, che secondo Matteo Salvini, neo segretario lombardo della Lega, e Roberto Maroni, membro del triumvirato del partito e probabile prossimo segretario federale, non ha più senso sostenere. Sarebbe infatti difficile giustificare di fronte al proprio elettorato il sostegno ad un governatore indagato per corruzione e finanziamento illecito dopo che dentro la Lega molti membri sono stati espulsi per gli stessi motivi.
Formigoni nega l'esistenza di indagini a suo carico, sostenendo di non aver ricevuto avvisi di garanzia e di aver letto solo articoli giornalistici in cui non vengono riportate fonti ufficiali. Tuttavia per la Lega ha poco senso continuare l'alleanza, anche alla luce delle continue inchieste dentro il Pirellone a carico di ex assessori e consiglieri del Pdl (ad oggi in Regione Lombardia ci sono più di dieci indagati, considerando però anche il democratico Penati e alcuni esponenti della Lega stessa). Ieri Maroni, tra le righe, è stato piuttosto chiaro: «Quello che è successo rende difficile pensare che si possa continuare fino al 2015. Sulla vicenda ci sono ragioni di merito che valuterà la magistratura, e valutazioni politiche di opportunità che dovremo affrontare». La discussione è rimandata in modo più formale al congresso federale della Lega, che si terrà a Milano sabato e domenica. Il confronto diretto tra il gruppo leghista del Pirellone e Formigoni ci sarà il giorno successivo.
Nessun commento da Formigoni, che anche ieri ha ribadito di non aver avuto informazioni dalla procura. Il governatore ha comunque più volte sottolineato di non volersi dimettere. Anzi: oggi dovrebbe addirittura essere a Roma per discutere proprio di sanità con alcuni ministri tra i quali il titolare dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Il Pdl intanto gli ha confermato «pieno sostegno e fiducia», durante il vertice regionale di ieri.
I passaggi che la Lega intendere percorrere sarebbero i seguenti: rimanere al Pirellone per ancora qualche settimana, anche per riflettere sulle strategie, possibili candidature e approvazione di provvedimenti e norme più importanti per il partito; poi, a fine estate, redigere una vera e propria mozione di sfiducia.
Mozione che anche l'opposizione di centrosinistra, che già ne ha presentata una qualche settimana (votata anche dall'Udc), sarebbe pronta a votare. E i numeri stavolta non sarebbero a favore del governatore.
L'obiettivo è quindi arrivare alle elezioni la prossima primavera, utilizzando i mesi invernali per studiare le alleanze. Non si esclude di trovare un nuovo accordo col Pdl, anche a livello nazionale e poi, di conseguenza, a livello locale; ma sulle candidature il Carroccio intende farsi valere. Si parla già di Maroni come possibile candidato per il Pirellone, o di Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia.
Intanto, sul fronte delle indagini, la procura di Milano continua a volerci vedere chiaro sulle presunte delibere gonfiate della Regione Lombardia, che sarebbero servite, secondo gli inquirenti, a dare più soldi del dovuto alla fondazione sanitaria Maugeri.
Il faro dei magistrati si sta estendendo ora su tutto l'assessorato alla Sanità guidato da Luciano Bresciani (Lega). Sembra infatti che i rimborsi alla Maugeri per le cosiddette "funzioni non tariffabili" (considerate arbitrarie dalla procura) sarebbero incrementati nel corso del tempo, fino ad arrivare a cifre ben superiori ai 10 milioni annui, a partire dal 2001-2002, da quando cioè il lobbista Pierangelo Daccò (agli arresti cautelari) aveva cominciato la sua attività di consulenza.
Secondo le ricostruzioni, pare che Daccò abbia ricevuto dalla Maugeri 70 milioni in cambio di consulenze considerate fittizie, finalizzati in realtà ad avere facili entrature dentro la Regione. Il denaro sarebbe poi finito in gran parte in fondi neri all'estero. Dentro la stessa vicenda è indagato anche il dg regionale della Sanità Carlo Lucchina, accusato di turbativa d'asta in un altro dossier.
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